lunedì 29 febbraio 2016

Mancato accordo in sede di conciliazione e decadenza per mancato deposito del ricorso introduttivo nel termine previsto dall’art. 6 L. n. 604/66

Mancato accordo in sede di tentativo di conciliazione ex art. 410 c.p.c. e decadenza per mancato deposito del ricorso introduttivo nel termine previsto dall’art. 6 L. n. 604/1966

Trib. Treviso, Ordinanza n. 752 del 26 febbraio 2016

"L’art. 6 della legge 604/66 prevede che l’impugnazione da effettuarsi entro i 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento diventi inefficace se non è seguita, nei 180 giorni successivi, dal deposito del ricorso giudiziale oppure dalla richiesta di conciliazione o arbitrato; nell’ipotesi in cui si addivenga a tale seconda possibilità, la stessa norma prevede, quindi, che “qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto a dal mancato accordo”…  E’ da condividersi appieno la giurisprudenza di merito (sentenza Tribunale Milano 15 luglio 2015) che esclude che ai sessanta giorni previsti dall’art. 6 debbano aggiungersi i venti giorni successivi alla conclusione dell’esperimento previsti dall’art. 410 secondo comma c.p.c.  E’, invero, insuperabile il rilievo che, mentre l’art. 410 c.p.c. riguarda ogni possibile ipotesi di procedura conciliativa in materia lavoristica, e costituisce, dunque, norma generale, l’art. 6 è norma speciale che disciplina compiutamente, ed in termini di autosufficienza, lo specifico regime della decadenza dal potere di impugnare l’atto di licenziamento, introducendo un sistema complesso in sé compiuto e riguardante esclusivamente l’impugnazione e la sua decadenza.  E’, altresì, insuperabile il rilievo che tanto l’art. 410 c.p.c. quanto l’art. 6 legge 604/66 sono stati novellati dalla legge 183/2010, sicché è di tutta evidenza che la differenza tra le due norme è stata voluta dal legislatore e, in quanto tale, non può essere vanificata da operazioni ermeneutiche".