martedì 16 giugno 2020

FACTORING: CESSIONE VALIDA ED EFFICACE ANCHE SENZA ADESIONE DELL’ASL - Trib. Padova, sent. n. 830 del 11/06/2020

Con la sentenza n. 830/2020 il Tribunale di Padova ha stabilito un importante principio in tema di factoring che fino ad oggi aveva registrato pochi precedenti in giurisprudenza: il diritto di rifiutare la cessione dei crediti non spetta alle aziende sanitarie locali. Gli artt. 69 e 70 del R.D. 2440/1923, nonché l’art. 9 All. E della L. 2248/1865 da essi richiamato, non possono trovare applicazione analogica nei confronti di enti diversi da quelli dello Stato, o dagli enti pubblici territoriali.

Nel caso di specie un’azienda sanitaria locale aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal factor nei suoi confronti, per il mancato pagamento delle fatture per la fornitura di energia elettrica, oggetto di cessione dei crediti.

A fondamento dell’opposizione l’ente deduceva di aver corrisposto l’intero importo azionato nei confronti della società cedente prima della notifica del titolo e di essersi così conseguentemente liberata dell’obbligazione, stante l’inopponibilità nei suoi confronti dell’atto di cessione dei crediti a cui mai aveva espressamente aderito come stabilito dal comma 3, dell’art. 70 del R.D. 2440/1923 e dall’art. 9 All. E, della L. 2248/1865.

Per legittimare la sua condotta nei propri scritti difensivi l’ASL faceva altresì riferimento all’art. 106 del D.lgs. 50/2016 (Nuovo codice degli Appalti Pubblici) che stabilisce la possibilità per la PA di opporre il proprio rifiuto alla cessione dei crediti, entro il termine tassativo di 45 giorni dal ricevimento della notifica dell’atto.

Il Tribunale ha disatteso la tesi dell’opponente e confermato il decreto ingiuntivo opposto, precisando che: “la disposizione di cui all’art. 9 della L. 2248/865, All. E, secondo cui sul prezzo dei contratti in corso non potrà avere effetto alcun sequestro, né convenirsi cessione, se non vi aderisca l’amministrazione interessata”, invocata dall’opponente a sostegno della pretesa necessità di accettazione della cessione ai fini dell’efficacia della stessa, è applicabile esclusivamente allo Stato e agli enti pubblici territoriali, mentre non può estendersi ad enti diversi dai soggetti indicati […] Ne consegue che, avendo la cessionaria ritualmente notificato alla debitrice ceduta l’avvenuta cessione […] i successivi pagamenti avrebbero dovuto essere eseguiti in suo favore”.

L’applicazione analogica delle suddette norme nel caso delle aziende sanitarie locali, per costante giurisprudenza, è da escludersi proprio per le caratteristiche peculiari che differenziano tali enti da quelli statali o territoriali: al fine di perseguire i propri fini istituzionali, le ASL (o ULSS o o AULS) sono costituite con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale, e la loro organizzazione ed il funzionamento sono disciplinati con atto aziendale di diritto privato nel rispetto della normativa regionale di riferimento (cui è demandata la disciplina per la gestione economica, finanziaria e patrimoniale dell’ente).

Neppure il richiamo all’art. 106 del Codice degli Appalti è valso a legittimare la condotta dell’ASL: per il Giudice la domanda fatta valere dal factor in sede monitoria era assolutamente fondata e il pagamento nei confronti del cedente non liberatorio.

Pertanto, in caso di cessione dei crediti ritualmente notificata e conforme alla normativa, la mancata accettazione o il rifiuto da parte di un’azienda sanitaria locale non avrà alcun effetto sulla validità della stessa che dovrà considerarsi pienamente opponibile nei confronti dell’ente stesso.