giovedì 25 giugno 2020

Falsa rapportazione: è legittimo il licenziamento disciplinare dell’informatore scientifico - Trib. Castrovillari, Sez. Lavoro, sent. n. 714/2020

Il Tribunale di Castrovillari, con la sentenza n. 714/2020, ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa comminato ad un informatore scientifico del farmaco responsabile di aver riportato, nella rendicontazione delle visite trasmessa alla datrice di lavoro, alcuni appuntamenti che, in realtà, non aveva eseguito.

Il Giudice, nel decidere la controversia, ha evidenziato che l’attività professionale dell’informatore è connotata da un ampio potere organizzativo nella fase esecutiva della prestazione.

All’ampia autonomia organizzativa dell’informatore non può che corrispondere una maggiore responsabilizzazione dello stesso, stante la minore ingerenza del datore di lavoro nella fase esecutiva della prestazione lavorativa. Il datore di lavoro, infatti, per come è conformata la prestazione, non esercita direttamente ed in modo continuo sull’informatore il potere di vigilanza funzionale volto a garantire la corretta e fedele esecuzione della prestazione lavorativa.

Essendo tali le premesse, la rendicontazione non rappresenta solamente lo specchio dell’attività compiuta dall’informatore, ma è anche la misura della corretta e fedele prestazione del medesimo.

Così, la falsa rappresentazione dell’attività compiuta palesa la scarsa propensione del dipendente alla gestione della libertà organizzativa.

L’inadempimento dell’informatore che rapporti il falso, inoltre, è ancor più grave se si tiene in considerazione il fatto che la falsa rapportazione ridonda negativamente sugli obblighi di comunicazione a carico dell’azienda farmaceutica nei confronti dell’AIFA (art. 122 co. 1, D. Lgs. N. 219/2006 dispone che ciascuna impresa farmaceutica debba inviare all’AIFA il numero di sanitari visitati e il numero di visite effettuate).

Così il Tribunale di Castrovillari, nel confermare l’ordinanza emessa all’esito della fase sommaria del rito Fornero, ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa in quanto la condotta addebitata al lavoratore, complessivamente considerata, conduce a ritenere irreversibilmente compromessa la fiducia riposta nella correttezza dello svolgimento futuro delle mansioni affidate al dipendente.