mercoledì 27 gennaio 2021

Responsabilità da cosa in custodia ex art. 2051 c.c.: una ipotesi di responsabilità oggettiva - Trib. Milano, Sent. n. 8934 del 31 dicembre 2020

Con la sentenza n. 8934 del 2020, il Tribunale di Milano ha confermato il principio di diritto secondo cui la responsabilità da cosa in custodia configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, che, per essere affermata, non esige un’attività o una condotta colposa del custode, ma richiede la sussistenza del mero rapporto causale tra la cosa in custodia e l’evento lesivo verificatosi in concreto.

Nel caso di specie, una signora, a seguito di una rovinosa caduta causata dal cemento fresco presente sulla strada, aveva adito il Tribunale di Milano al fine di far accertare la responsabilità della società esecutrice dei lavori stradali, e, per l’effetto, ottenerne la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti.

A parere dell’attrice l’evento lesivo, ossia la caduta, era stata causata da un dislivello presente sul marciapiede in cui stava camminando e dalla presenza di asfalto non asciutto, oggetto di manutenzione da parte della convenuta, la quale non aveva provveduto né a delimitare l’area indicata, né ad apporre le necessarie segnalazioni.

Il Giudice, nell’accertare la sussistenza del rapporto di custodia tra l’area e la convenuta, ha ribadito il principio di diritto secondo cui la responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva e che in quanto tale, non richiede l’analisi dell’elemento psicologico del custode, essendo sufficiente l’esistenza di un rapporto causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso. In presenza di tale nesso causale, dunque, la responsabilità verrebbe esclusa solamente dal caso fortuito, un fattore riconducibile a un elemento esterno, avente i caratteri dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità

Secondo l’orientamento della Suprema Corte -  ha proseguito il Tribunale nelle proprie motivazioni – “la prova del nesso causale è particolarmente rilevante nel caso in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno della cosa; infatti, ove si tratti di cosa di per sé statica e inerte e richieda che l’agire umano, e, in particolare, quello del danneggiato, si unisca al modo di essere della cosa in questi casi si impone la necessità "di ulteriori accertamenti, quali la maggiore o minore facilità di evitare l'ostacolo, il grado di attenzione richiesto allo scopo, ed ogni altra circostanza idonea a stabilire se effettivamente la cosa avesse una potenzialità dannosa intrinseca, tale da giustificare l'oggettiva responsabilità del custode. Trattasi di presupposti per l'operatività dell'art. 2051 c.c. che debbono essere dimostrati dal danneggiato, al fine di poter affermare che il danno è conseguenza causale della situazione dei luoghi".

In merito, infine, alla quantificazione del danno non patrimoniale, il Giudice ha ritenuto di dover orientare la liquidazione equitativa sulla scorta dei criteri adottati dallo stesso Tribunale adito, confluiti nelle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla integrità psicofisica, aggiornati al tempo della decisione. Sul punto, il Giudice ha avuto modo di ricordare che tali tabelle, elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano, sono state riconosciute dalla Suprema Corte di Cassazione, in alcune recenti decisioni, quale legittimo ed efficace parametro per la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, con riferimento a tutto il territorio nazionale.