martedì 9 novembre 2021

Giusta causa di licenziamento: anche le recensioni pubblicate sul web possono assurgere a prova.

Il Tribunale di Alessandria, con Ordinanza del 25 ottobre 2021, resa all’esito della fase sommaria del rito c.d. Fornero, ha confermato la piena legittimità del licenziamento irrogato ad un lavoratore per giusta causa, anche alla luce delle recensioni e informazioni reperite dal web e poste alla base del recesso da parte della società datrice di lavoro.

Nel caso di specie, lo Studio Legali Lupi & Associati ha assistito e difeso una nota società operante nel settore del fai da te, nell’ambito di un giudizio avviato da un ex dipendente avverso il licenziamento comminatogli per aver svolto, durante il periodo di malattia, altra attività lavorativa incompatibile con l’asserito stato morboso.

In particolare, da alcune recensioni pubblicate su TripAdvsor e su altri siti di settore, nonché dalle informazioni reperite su alcune pagine web dedicate al turismo, era emerso che il lavoratore aveva prestato, durante il periodo di sospensione della prestazione per malattia, un’ininterrotta attività di cuoco presso la struttura ricettiva formalmente di proprietà della moglie.

Il Tribunale ha integralmente rigettato il ricorso promosso dal lavoratore, osservando preliminarmente che “le date delle recensioni di cui sopra si riferi[vano] al periodo oggetto della contestazione disciplinare” e che “tali corrispondenze, unitamente alla circostanza che dal portale web si evince[va] che la struttura offriva servizi di ristorazione extra a pagamento, che il ricorrente si faceva ritrarre in abiti professionali da cuoco, promuovendo i piatti da lui cucinati e che il ricorrente [era] rimasto assente per malattia da luglio a settembre, nel periodo di maggiore intensa attività stagionale, fa[cevano] ragionevolmente ritenere, già alla luce della documentazione agli atti, che i fatti addebitati al lavoratore sussist[evano]”.

L’indubbio approdo interpretativo verso cui convergevano tali risultanze documentali – utilizzate dal Tribunale proprio al fine di fondare il proprio convincimento - è stato corroborato dall’istruttoria testimoniale espletata la quale, non solo ha confermato la reale natura (stabile, professionale e a pagamento) dell’attività di cuoco prestata dal ricorrente, ma anche la genuinità ed attendibilità delle recensioni postate sui vari siti web di settore.

Sulla scorta di tali risultanze istruttorie, il Tribunale ha confermato il licenziamento per giusta causa, ribadendo il granitico principio, consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità, secondo cui “l'espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell'adempimento dell'obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro laddove si riscontri che l'attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute e ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione”.

In ultimo, in merito alla prova gravante sul lavoratore circa l’esistenza dell’asserito stato di malattia, il Tribunale non ha potuto non rilevare che la totale carenza probatoria sul punto, unitamente all’evidenze istruttorie, fosse “di per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia”.

Sulla base di tali argomentazioni, il ricorso del lavoratore è stato integralmente rigettato e, per l’effetto, quest’ultimo è stato condannato a rifondere integralmente le spese di lite alla società datrice di lavoro.