lunedì 16 gennaio 2023

Agenzia: è legittimo il recesso per motivi imputabili all’agente qualora si rifiuti di adeguarsi alle variazioni contrattuali di lieve entità.

Il Tribunale di Verona, in un caso seguito dalla Studio Legale Lupi & Associati, con sentenza n. 413 del 9 novembre 2022, si è espresso sancendo che il rifiuto dell’agente di adeguarsi alle variazioni contrattuali di lieve entità, adottate dalla mandante ex art. 2 dell’AEC Industria, costituisce un inadempimento di gravità tale da legittimare il recesso dal contratto di agenzia per motivi imputabili all’agente.

Nel caso in esame, una società specializzata nella produzione e nel commercio di farmaci generici inviava ad un proprio agente una comunicazione di modifica contrattuale di lieve entità ex art. 2 dell’AEC Industria. In particolare, la mandante riduceva la zona e la clientela dell’agente, includendo al contempo nel listino oggetto di promozione alcuni nuovi prodotti. Tale variazione, che grazie all’introduzione in listino dei nuovi prodotti avrebbe potuto comportare un incremento del guadagno provvigionale, veniva trattata dalla mandante come “variazione di lieve entità” ex art. 2 dell’AEC Industria.

Ricevuta la comunicazione di variazione contrattuale, l’agente comunicava di rifiutare la stessa perché, a suo dire, illegittima. In particolare, secondo l’agente, la variazione non poteva considerarsi ricompresa tra quelle autorizzate dall’art. 2 dell’AEC Industria in quanto tale disposizione comprenderebbe le sole variazioni idonee a comportare una diminuzione del guadagno provvigionale dell’agente. L’agente dunque ometteva di adeguarsi alle indicazioni ricevute dalla proponente e continuava ad operare nella zona originariamente assegnata, rifiutandosi altresì di promuovere la vendita dei nuovi prodotti introdotti in listino.

Alla luce di tale condotta, la società comunicava all’agente la risoluzione immediata del rapporto senza preavviso.

L’agente impugnava il recesso davanti al Tribunale competente, sostenendo che il contenuto complessivo delle variazioni imposte avrebbe comportato lo stravolgimento delle originarie condizioni contrattuali e che quindi tali modifiche non potessero essere ricondotte alle c.d. “variazioni di lieve entità” di cui all’art. 2 dell’AEC.

Più specificatamente, secondo il ricorrente, l’art. 2 dell’AEC introduce una deroga all’art. 1372 c.c. e quindi avrebbe dovuto essere interpretato in senso restrittivo, limitandosi a disciplinare le sole variazioni di zona o misura delle provvigioni che si concretizzino in riduzioni. Il ricorrente, pertanto, sosteneva che le variazioni imposte dalla società non potessero considerarsi delle “riduzioni” ai sensi dell’art. 2, potendo comportare potenzialmente un incremento provvigionale.

La società si costituiva in giudizio invocando l’applicabilità al caso in esame dell’art. 2 dell’AEC.

Il Tribunale accoglieva le difese della mandante e rigettava il ricorso dell’agente.

In particolare, il giudice di primo grado rilevava che la variazione proposta si componeva in realtà di due profili: quanto alla riduzione della zona, essa avrebbe pacificamente inciso in misura non superiore al 5% delle provvigioni. In relazione a questa, dunque, il ricorrente non avrebbe potuto obiettare alcunché. Quanto all’introduzione di nuovi prodotti, invece, il Tribunale afferma che: “l’aggiunta di una linea di prodotti da trattare nella stessa zona e con gli stessi clienti (sia pure ridotti), non può essere qualificata come uno “stravolgimento” delle originarie condizioni contrattuali e quindi non può legittimare il ricorrente al rifiuto dell’intero “pacchetto”.

In conclusione, il Tribunale, accertata la legittimità delle variazioni contrattuali adottate della mandante, statuiva che il rifiuto totale delle stesse da parte dell’agente costituiva un inadempimento di gravità tale da legittimare il recesso della mandante dal rapporto di agenzia per motivi imputabili all’agente.

File correlati:
Sent. n. 413-2022