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venerdì 11 maggio 2018

Anche l’Amministratore non delegato può rispondere in caso di omesso impedimento del danno – Cass. Civ. sent. 23 aprile 2018, n. 9973

Con sentenza n. 9973 del 24 aprile 2018 la Suprema Corte ha ribadito il principio, già sancito nella giurisprudenza di legittimità, secondo il quale l’amministratore non delegato risponde per colpa della mala gestio altrui, se non coglie i segnali di allarme – riconoscibili attraverso l’uso dell’ordinaria diligenza – e non si attiva di conseguenza per impedire il verificarsi del danno.

Confermando la sentenza della Corte d’Appello di Brescia, che aveva respinto le doglianze di un amministratore non operativo sanzionato da Banca d’Italia a seguito dell’accertamento di operazioni irregolari nella gestione dei fondi societari poste in essere dagli amministratori delegati, la Cassazione ha riconosciuto la responsabilità colposa del ricorrente.

Secondo la Corte, infatti, ai sensi dell’art 2392 c.c., la colpa rappresenta l’elemento costitutivo della responsabilità degli amministratori non esecutivi, configurabile ogni qual volta questi non abbiano rilevato, attraverso i flussi informativi di cui all’art. 2381 c.c., per propria negligenza i segnali della mala gestio altrui.

Il Consigliere non esecutivo, infatti è gravato da un dovere di agire in modo informato che, nel caso della gestione e del governo societario delle banche è molto stringete, in quanto gli si richiede un particolare tipo di professionalità (ad esempio un’adeguata conoscenza del business bancario): “l’ordinamento ripone dunque un particolare affidamento nella specifica competenza degli amministratori, sia pure non esecutivi, in ragione dei loro requisiti di professionalità e, perciò, di una dovuta sensibilità percettiva, nonché nella connessa reazione, che concreta il dovere di ostacolare l’accadimento dannoso

Confermando la giurisprudenza precedente, la Cassazione ha sottolineato che anche i Consiglieri non esecutivi hanno l’obbligo di attivarsi “in modo da poter utilmente ed efficacemente esercitare una funzione dialettica e di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi attraverso un costante flusso informativo; e ciò non solo in vista della valutazione del rapporto degli amministratori delegati, ma anche ai fini della diretta ingerenza nella delega attraverso l’esercizio dei poteri di spettanza del consiglio di amministrazione, di direttiva e di avocazione”.

La colpa dell’amministratore non operativo consiste, quindi, nel non aver rilevato colposamente i segnali della gestione illecita degli amministratori muniti di deleghe, essendo a tale scopo sufficiente la mera conoscibilità dell’evento, valutata caso per caso sulla scorta dei flussi informativi di cui all’art. 2381 c.c., soprattutto in presenza di segnali inequivocabili e rilevabili attraverso l’ordinaria diligenza.

La Suprema Corte ha così ribadito la rilevanza dell’elemento della colpa nella configurabilità della responsabilità dell’amministratore non esecutivo, valorizzandone la sua posizione di garanzia e il conseguente obbligo dello stesso di rispondere del danno aziendale verificatosi in presenza di un difetto di diligenza ad egli imputabile.