lunedì 2 marzo 2020

NEWSLETTER DEL 2 MARZO 2020

Continua l’emergenza Coronavirus. Le nuove disposizioni del Governo Italiano

(Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicato in G.U. il 1° marzo 2020)

Il Governo Italiano ha approvato un nuovo Decreto Legge, con efficacia a far tempo dal 2 marzo 2020, contenenti ulteriori disposizioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Per i comuni facenti parte della cd. zona rossa, restano ferme le misure restrittive già disposte con decreto del 23/2/2020 e, in particolare, il divieto di allontanamento da parte dei cittadini residenti in detta zona, nonché il corrispondente divieto di accesso.

Per la Regione Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e per le province di Pesaro-Urbino, Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona è stata confermata la sospensione di eventi e competizioni, nonché autorizzata l’attività di ristorazione, bar e pub, a condizione che venga posta in essere la distanza minima di sicurezza di almeno un metro. Per gli altri esercizi commerciali vige invece l’obbligo di adottare misure organizzative tali da consentire ingressi contingentati.

Continua invece il dibattito in ordine alle restrizioni da attuare su viaggi e trasferte di lavoro. Sono molte le aziende che, in questo momento, si domandano come procedere per la tutela della salute dei propri dipendenti alla luce delle misure finalizzate a contenere e gestire l’attuale emergenza sanitaria. Le restrizioni sugli spostamenti di lavoro non è più limitato ai soli viaggi in Cina, potendo invece riguardare anche le trasferte sul territorio nazionale.

Il Decreto del 1° marzo, sulla scia di quanto già previsto il 23/2/2020, continua a suggerire l’utilizzo delle modalità di lavoro agile, ma nulla dispone a proposito delle trasferte dei lavoratori. La tematica è però tutt’altro che scontata, vista l’alta probabilità che il virus si diffonda anche a causa della mobilità dei lavoratori sul territorio.

In assenza di indicazioni precise, di concerto con l’obbligo datoriale di attuare specifiche misure di sicurezza a tutela della salute del lavoratore (si veda nello specifico l’art. 18, co.1, lett. e), D. Lgs. n. 151/2015), molte aziende hanno disposto la sospensione di tutti i viaggi di lavoro, privilegiando l’adozione di agevoli soluzioni alternative, quali le video-conference.

Infine Assolombarda, al fine agevolare le aziende nell'identificare possibili criticità all'arrivo in paesi stranieri, nel caso di trasferte dei propri dipendenti, ha predisposto un elenco dei paesi che hanno adottato misure restrittive per contenere la diffusione del Covid-19.

In linea generale, il consiglio resta quello di potenziare i collegamenti da remoto o, in alternativa, laddove possibile, di  assicurarsi che il luogo in cui il lavoratore deve recarsi non sia sottoposto a misure restrittive.

La fattispecie di concorrenza sleale: lo storno di dipendenti

(Cass. Civ. Sez. Lav., Ord. n. 3865 del 17 febbraio 2020)

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3865 del 17 febbraio 2020, ha ribadito il principio secondo cui, ai fini dell’integrazione di una condotta di concorrenza sleale, non è sufficiente la consapevolezza che il comportamento sia potenzialmente idoneo a danneggiare l’impresa concorrente, essendo altresì necessario che vi sia la precisa volontà di cagionare tale danno.

Nel caso di specie, la Corte d'appello di Torino dichiarava che l'assunzione da parte di un'impresa di alcuni ex dipendenti di una società competitor costituisse un atto di concorrenza sleale, in ragione delle conseguenze patrimoniali negative patite da quest'ultima e direttamente connesse alla sottrazione del personale maggiormente strategico o qualificato.

La Cassazione, investita della questione, ha preliminarmente chiarito che acquisire il personale di un'impresa concorrente, offrendo una migliore retribuzione e una sistemazione professionale più soddisfacente, non configura un atto di concorrenza sleale in mancanza del requisito dell’intenzionalità di cagionare un danno alla società competitor.

Nel caso di specie, secondo i Giudici di legittimità, tale requisito doveva essere accertato sulla base delle concrete modalità con cui era stato disposto lo storno dei dipendenti, quali la quantità e qualità del personale stornato, le difficoltà di una loro sostituzione, nonché i metodi adottati per convincerli a cambiare datore di lavoro.

Inoltre, una simile intenzionalità doveva, altresì, essere valutata alla stregua dei principi posti a tutela della libertà di iniziativa imprenditoriale e del diritto al lavoro del singolo dipendente.

La Cassazione, sulla base dell’accertamento compiuto, ha escluso la configurabilità della concorrenza sleale, in quanto l’assunzione del personale era avvenuta a seguito della risoluzione dei singoli rapporti di lavoro con la società concorrente, circostanza che palesava la mancata precisa volontà di recare pregiudizio all'organizzazione e alla struttura del competitor.

Incentivo IO Lavoro: di cosa si tratta?

(Decreto ANPAL n. 52 del 11 febbraio 2020)

Con il decreto n. 52/2020, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (ANPAL) ha istituito un nuovo incentivo finalizzato a favorire le assunzioni di lavoro, denominato IO Lavoro.

Si tratta di un incentivo riconosciuto ai datori di lavoro privati che assumono, nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020, lavoratori di età compresa tra i 16 e i 24 anni o di età superiore ai 25 anni privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.

Ai fini del riconoscimento del suddetto incentivo, è necessario che le assunzioni siano effettuate mediante contratti di lavoro a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione, o con contratti di apprendistato professionalizzante. Inoltre, il decreto dispone che tale incentivo venga corrisposto anche nelle ipotesi in cui non si tratti di un’assunzione ex novo del lavoratore, ma di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato (chiaramente, in tale ipotesi, non è richiesto il requisito della disoccupazione da almeno 6 mesi del lavoratore assunto).

Infine, per quanto riguarda l’importo dell’incentivo, il decreto ANPAL è chiaro: “l’incentivo è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione di premi e contributi dovuti dall’INAIL, per un periodo di 12 mesi a partire dalla data di assunzione, nel limite massimo di euro 8.060 per lavoratore assunto”.

Nel caso in cui l’assunzione sia a tempo parziale, il massimale viene proporzionalmente ridotto.

Per i datori di lavoro che siano interessati a beneficiare di tale incentivo, si segnala che la richiesta dovrà essere inoltrata direttamente all’INPS che, verificata la sussistenza dei requisiti di ammissione richiesti, accertata la disponibilità residua delle risorse, determina, in base alla durata e alla retribuzione del contratto sottoscritto, l’importo dell’incentivo spettante.