martedì 9 giugno 2020

LEASING: ANCORA VECCHI RETAGGI DELLA TEORIA SUL LEASING TRASLATIVO

Quando sembrava ormai definitivo il superamento della distinzione tra leasing “traslativo” e “di godimento” (cfr. ad es. Cass., 29/03/2019, n. 8980; e Cass., 10/07/2019, n. 18543), la Suprema Corte è tornata sul tema con una sentenza che, stabilendo che la Legge Leasing non si applicherebbe ai contratti stipulati prima della sua entrata in vigore, apre nuove questioni su un tema già fortemente dibattuto e rischia di creare ingiuste disparità di trattamento.

Con la sentenza n. 8470/2020 la Cassazione, nel rigettare uno dei motivi di impugnazione, ha infatti stabilito che alla fattispecie esaminata (contratto di leasing, definito “traslativo”, sottoscritto ben prima del settembre 2017) in assenza di una specifica disciplina transitoria non poteva essere applicata la disciplina di cui alla L. 124/2017 (Legge Leasing).

Nella fattispecie esaminata la società concedente aveva risolto il contratto di leasing avente ad oggetto beni immobili, per inadempimento dell’utilizzatore che aveva aver interrotto immotivatamente il pagamento dei canoni previsti dal piano di ammortamento. I Giudici meneghini, sia di primo che di secondo grado, avevano rigettato le domande dell’utilizzatore, propendendo per la validità ed efficacia della clausola contrattuale che stabiliva, in caso di risoluzione per inadempimento, il diritto della concedente ad acquisire oltre alle rate già riscosse, anche il pagamento delle rate a scadere e del prezzo di riscatto, detratto solo il quantum ricavato dall’eventuale vendita del bene: “Una disciplina emergente dalle clausole contrattuali, che contempla il diritto ai canoni scaduti e a scadere da parte del concedente oltre al riscatto del bene e con previsione di imputazione del corrispettivo ricavato alla vendita è già conforme a equità, perché preclude di per sé un arricchimento ingiustificato del concedente tramite l'imputazione del valore corrispettivo ricavato dalla vendita dei beni”.

La Corte d’Appello di Milano aveva motivato la propria decisione, facendo espressamente riferimento alla nuova disciplina in materia di leasing e quanto da questa stabilito sulla risoluzione anticipata del rapporto.

La Cassazione, tuttavia, con un ragionamento ormai discutibile, soprattutto alla luce dell’orientamento oggi chiaramente espresso dal legislatore, ha cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Milano, stabilendo che “In tema di leasing traslativo, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, la clausola penale, che attribuisca al concedente, oltre all'intero importo del finanziamento, anche la proprietà e il possesso del bene è manifestamente eccessiva in quanto attribuisce vantaggi maggiori di quelli conseguibili dalla regolare esecuzione del contratto, dovendo il giudice effettuare, ai fini della sua riducibilità ex articolo 1384 cc, una valutazione comparativa tra il vantaggio che detta clausola assicura al contraente adempiente e il maggior guadagno che il medesimo si riprometteva legittimamente di trarre dalla regolare esecuzione del contratto”.

Secondo la Cassazione il suddetto ragionamento della Corte d’ Appello di Milano sarebbe da considerarsi carente e in contrasto con l’orientamento prevalente, soprattutto perché basato su una valutazione non adeguata circa la necessità di procedere con la riduzione dell’ammontare della penale contrattualmente stabilita, così come richiesto dall’utilizzatore, e con il conseguente riequilibrio delle posizioni dei contraenti.

Ma soprattutto, la Corte d’Appello avrebbe errato nel considerare applicabile la L. 124/2017.

Sul punto, occorre precisare che la giurisprudenza di merito e di legittimità in questi anni ha assunto orientamenti ondivaghi che hanno contribuito a ingenerare non poca confusione.

A tre anni dall’entrata in vigore della Leasing si attende ancora una risposta chiara e univoca.