martedì 23 giugno 2020

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo nel periodo di moratoria ex art. 46 del Decreto Cura Italia: sì alla NASPI, ma con riserva

Con il Messaggio n. 2261 del 1° giugno 2020, l’INPS ha confermato il diritto di percepire l’indennità di disoccupazione anche per i dipendenti licenziati per motivi economici nel periodo di moratoria previsto dall’art. 46 del Decreto Cura Italia[1].

In particolare, l’INPS ha osservato che, ai fini del riconoscimento dell’indennità di disoccupazione, non rileva il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, ma esclusivamente il fatto che il dipendente abbia perduto involontariamente la propria occupazione

L’INPS è quindi tenuta ad erogare l’indennità Naspi anche a favore dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo nel periodo di moratoria, fatta salva la ripetizione di quanto corrisposto nell’ipotesi in cui il lavoratore medesimo, a seguito del contenzioso giudiziale o stragiudiziale, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro (e, quindi, dovesse ottenere da parte del datore di lavoro la corresponsione della retribuzione dalla data di licenziamento a quella di reintegra).

Ed ancora, la stessa soluzione si applica anche nel caso in cui il datore di lavoro, dopo aver licenziato per giustificato motivo oggettivo il proprio dipendente, decida, giusta previsione dell’art. 46, comma 1 bis del D.L. n. 18 /2020[2], di revocare il licenziamento chiedendo contestualmente l’ammissione del dipendente alla tutela della cassa integrazione.

Anche in questo caso, quanto eventualmente erogato a titolo di NASPI potrà essere oggetto di recupero da parte dell’INPS.

 

[1]A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l'avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 5 mesi e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell'appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604”.

[2]Il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, può, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri ne' sanzioni per il datore di lavoro”