giovedì 2 luglio 2020

La responsabilità 231 ai tempi del COVID-19: le indicazioni operative di Confindustria nel position paper di Giugno 2020

Anche Confindustria prende posizione nel dibattito sulle responsabilità del datore di lavoro derivanti dal rischio contagio da Covid-19 e, sulla scia di quanto già evidenziato dal Ministero del Lavoro e dall’Inail (quest’ultimo nella circolare n. 22 del 20 maggio), giunge a sostenere che vadano esclusi profili di responsabilità, anche in chiave 231, in capo al datore di lavoro e all’impresa che abbiano adottato e concretamente implementato le misure anti-contagio prescritte dalle Autorità pubbliche per far fronte al rischio pandemico.

Con il position paper pubblicato i primi di giugno, la Confederazione degli industriali fornisce indicazioni sui profili di adeguatezza dei modelli organizzativi adottati ai sensi del Decreto 231/2001, per far fronte ai rischi connessi all’emergenza e ai relativi obblighi per il datore di lavoro e per la struttura aziendale.

Confindustria osserva, in primo luogo, come l’epidemia abbia determinato l’insorgere di un rischio diretto per le imprese, conseguente al rischio da contagio nei luoghi di lavoro, che determina, per il datore di lavoro, l’obbligo di predisporre le misure a tutela dei lavoratori, ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile e in attuazione anche dei presidi generalmente previsti nei Modelli 231.

Osserva, però, d’altro canto, come nel quadro di eccezionalità e complessità che stiamo vivendo, i datori di lavoro non abbiano a disposizione le competenze scientifiche necessarie per valutare adeguatamente un rischio di tal genere e le sue conseguenze e, quindi, per decidere autonomamente le misure necessarie a contenere tale rischio. Tali compiti sono demandati alle Autorità pubbliche, le sole che invece dispongono, anche attraverso appositi Comitati Scientifici, di informazioni e competenze necessarie a valutare il rischio e individuare le misure necessarie per farvi fronte.

E infatti, le Autorità – prosegue il position paper - hanno individuato una serie di misure di contenimento del contagio, contenute in diverse fonti: nei decreti-legge e nei DPCM che si sono succeduti, nel Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto dal Governo e dalle parti sociali il 14 marzo scorso e dalle sue successive integrazioni. Il medesimo messaggio è stato inoltre esplicitato dall’INAIL (con la nota n. 89 del 13 marzo 2020).

“A fronte delle indicazioni contenute in queste fonti, - chiarisce Confindustria - il margine di valutazione e determinazione dei datori di lavoro appare limitato alla sola attuazione scrupolosa delle misure che le Autorità, anche in raccordo coi rappresentanti delle imprese, hanno adottato e continueranno ad adottare, nonché alla vigilanza volta ad assicurare che i lavoratori si adeguino a tali misure”.

Ai fini di un’efficace e corretta implementazione delle misure, dovrà quindi essere predisposto un protocollo aziendale che declini in modo puntuale le misure poste in essere per recepire quelle contenute nel Protocollo di sicurezza nazionale, e dovranno essere documentate per iscritto tutte le singole attività realizzate e le decisioni assunte dal datore in attuazione di tali misure, le informative rivolte ai dipendenti, nonché le relazioni elaborate dagli organi preposti alle verifiche in ordine al rispetto delle nuove procedure. Tale protocollo andrà a integrarsi, di fatto, nel complesso dei presidi messi in campo dal datore all’interno della propria organizzazione al fine di prevenire la commissione di fattispecie rilevanti anche in chiave 231.