venerdì 24 luglio 2020

LA LEGITTIMITA’ DEI CONTROLLI DIFENSIVI OCCULTI TRAMITE AGENZIE INVESTIGATIVE – commento a sentenza del Tribunale di Padova, n. 6031 del 4/10/2019

Come noto, a seguito delle modifiche apportate all’art. 4 Stat. Lav. dal decreto 23/2015, il controllo è soggetto a due limiti: il primo comma stabilisce infatti che l’installazione degli impianti audiovisivi è consentita solo a fronte di un accordo sindacale o autorizzazione ministeriale. Il secondo comma, invece, prevede che nessun accordo o autorizzazione sia necessaria con riferimento ai cd. strumenti di lavoro.

Da sempre molto interessante e attuale è la questione sui c.d. controlli difensivi occulti effettuati dal datore di lavoro tramite agenzie investigative.

La giurisprudenza è infatti ormai concorde da tempo nell’affermare che il ricorso ad investigatori privati non viola il rigoroso divieto di controllo occulto della prestazione lavorativa previsto dallo Statuto dei Lavoratori, laddove esso sia finalizzato a verificare comportamenti che possono configurare condotte illecite, quali ad esempio la violazione del divieto di concorrenza, l’utilizzo improprio da parte di un dipendente dei permessi ex L. 104/1992, la realizzazione di comportamenti atti a ledere il patrimonio aziendale.

Occorre preliminarmente chiarire se tale tipologia di controllo rientri in quelle previste dall’art. 2 dello Stat. Lav., relativo alle guardie giurate, oppure all’art. 3 Stat. Lav., inerente al personale di vigilanza o ancora all’art. 4 Stat. Lav. relativo agli impianti audiovisivi.

Sul punto si segnala un’interessante pronuncia del Tribunale di Padova, n. 6031 del 4 ottobre 2019, che ha fatto un excursus dell’istituto, chiarendo a quale fattispecie appartengono questi controlli difensivi occulti.

Certamente l’attività investigativa non rientra nell’art. 2 Stat. Lav. che consente al datore di lavoro di utilizzare “guardie particolari giurate” per scopi di tutela del patrimonio aziendale. È pacifico infatti che gli agenti investigativi non appartengono alla summenzionata categoria.

Non è altresì applicabile l’art. 4 Stat. Lav. in quanto l’impiego di agenti investigativi non integra l’ipotesi di utilizzazione di impianti audiovisivi e di altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Tale ipotesi non è integrata neppure qualora nello svolgimento dell’attività investigativa siano utilizzati strumenti fotografici.

Resta dunque da chiedersi se l’impiego di un’agenzia investigativa privata, nell’accertamento della sussistenza di fatti disciplinarmente rilevanti, integri l’ipotesi di impiego di personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa, in relazione al quale l’art. 3 dello Stat. Lav. stabilisce che “i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto debbono essere comunicati ai lavoratori interessati”.

Sul punto, il Tribunale di Padova ha chiarito che nel caso di indagini difensive è necessario verificare se le condotte analizzate costituiscano un mero inadempimento contrattuale o se integrino un’autonoma fattispecie di illecito civile, amministrativo o penale.

Ciò in quanto i controlli difensivi volti all’accertamento di una condotta illecita non rientrano nella fattispecie prevista dall’art. 3 Stat. Lav., ma trovano la loro legittimità al di fuori dell’ambito giustificativo individuato dal perimetro applicativo del predetto articolo, i cui limiti rilevano solo allorquando si tratti di verificare la qualità della prestazione lavorativa.

Secondo tale interessante pronuncia, deve pertanto ritenersi legittima l’attività di controllo posta in essere, tramite indagini difensive, volta all’accertamento di una condotta illecita posta in essere dal lavoratore.