lunedì 16 novembre 2020

NEWSLETTER DEL 16 NOVEMBRE 2020

Le principali novità in materia di sostegno al lavoro dopo i decreti “Ristori” e “Ristori bis”.

(Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 e Decreto Legge n. 149 del 9 novembre 2020)

Con il Decreto Legge n. 149 del 9 novembre 2020, pubblicato in pari data sulla Gazzetta Ufficiale, denominato “Ristori bis”, il Governo ha emanato nuove misure ad integrazione di quelle introdotte dal D.L. n. 137/2020 (Decreto “Ristori” del 28 ottobre 2020), per fronteggiare le ricadute, sul piano del lavoro e dell'economia, causate dall'emergenza da COVID-19.

a) Contributi a fondo perduto.

Come noto, il Decreto Ristori ha previsto un contributo a fondo perduto a beneficio, inizialmente, dei soli operatori, con partita IVA attiva alla data del 25 ottobre 2020, dei settori direttamente colpiti dalle misure restrittive disposte con il DPCM del 24 ottobre 2020.

L’art. 1 del Decreto Ristori bis ne ha modificato la disciplina, ampliando le categorie di attività beneficiarie, tra cui vengono ricomprese:

- ristorazione senza somministrazione, con preparazione di cibi da asporto;

- gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone;

- attività delle lavanderie industriali, traduzione e interpretariato, musei, autobus turistici.

È stato, inoltre, aumentato di un ulteriore 50% il contributo a favore di alberghi, gelaterie, pasticcerie e bar con domicilio fiscale (o sede operativa) nelle aree del territorio nazionale più a rischio (c.d. zone rosse o arancioni).

Inoltre, l’art. 2 del Decreto Ristori bis istituisce un nuovo contributo a fondo perduto in favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno partita IVA attiva e svolgono un’attività commerciale con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale più colpite dalla pandemia (zone rosse o arancioni).

L’indennizzo verrà erogato qualora l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 siano inferiori ai due terzi di quelli realizzati nello stesso mese dell’anno precedente, ovvero, per chi ha attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019, anche in assenza di tale condizione.

b) Sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali.

Tra le misure volte a fronteggiare il mercato del lavoro, il Decreto Ristori ha introdotto, con l’art. 13, per i datori di lavoro privati, interessati dal DPCM 24 ottobre 2020, la sospensione dei versamenti contributivi relativi ai lavoratori per il mese di novembre.

Il Decreto Ristori bis ha ampliato il novero dei beneficiari, estendendo la sospensione dei versamenti di novembre 2020 (ad esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria INAIL) anche nei confronti dei datori di lavoro privati appartenenti ai settori commerciali colpiti dal nuovo DPCM del 3 novembre 2020, nonché a tutti gli operatori del settore alberghiero che abbiano unità produttive od operative nelle aree del territorio nazionale c.d. rosse.

Per quanto attiene, invece, ai soggetti che esercitano attività economiche sospese dal DPCM del 3 novembre 2020, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in qualsiasi area del territorio nazionale, a quelli che esercitano attività di ristorazione nelle zone rosse o arancioni, ed, infine, ai soggetti che operano nel settore alberghiero, viaggi o tour operator nelle zone rosse, vengono sospesi i seguenti termini aventi scadenza nel mese di novembre 2020:

- termini di versamento delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, in qualità di sostituti d'imposta;

- termini di versamento IVA.

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati in un'unica soluzione (o mediante rateizzazione) entro il 16 marzo 2021.

c) Lavoro agile.

Al fine di contenere la diffusione del contagio, il Decreto Ristori ha ampliato l’operatività dello smart working con riguardo ai lavoratori con figli: un genitore lavoratore dipendente potrà accedere a tale modalità alternativa di lavoro non solo se il figlio, minore di 16 anni, sia stato posto in quarantena, ma anche nel caso in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza. Qualora la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, i genitori, alternativamente, potranno assentarsi da lavoro per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena (o sospensione dell’attività didattica in presenza) del figlio.

c) Novità per la Cig Covid ed integrazioni salariali.

L’art. 12 del Decreto Ristori ha introdotto un nuovo periodo di 6 settimane (da usufruire tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021, quale durata massima della misura) di trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, per i datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica.

La concessione di ulteriori 6 settimane è gratuita per i datori di lavoro che, nel primo semestre 2020, hanno subito una riduzione di fatturato pari o superiore al 20% rispetto al corrispondente semestre del 2019, per coloro i quali hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e, infine, per tutte le imprese colpite dal DPCM del 24 ottobre 2020.

Qualora per il periodo di vigenza della misura, fossero già stati richiesti ed autorizzati periodi d’integrazione salariale ai sensi del Decreto Agosto, da collocarsi, pertanto, dopo il 15 novembre 2020, l’imputazione verrà attribuita alle nuove 6 settimane, con conseguente contrazione del periodo totale.

In tema di Cig, l’art. 12 del Decreto Ristori bis incide sull’istituto della rimessione nei termini, prorogando al 15 novembre 2020 i termini di decadenza per l’invio delle domande di accesso e di trasmissione dei dati necessari all’INPS per il pagamento o per il saldo da effettuarsi tra il 1° e il 30 settembre 2020.

Il trattamento di integrazione salariale è stato, inoltre, esteso, ad opera del Decreto Ristori bis, anche in favore di tutti i lavoratori in forza al 9 novembre 2020.

d) Blocco dei licenziamenti.

Infine, il Decreto Ristori, ha prorogato fino al 31 gennaio 2021 il blocco dei licenziamenti.

La preclusione continua a non trovare applicazione nelle seguenti casistiche:

- imprese che hanno cessato l’attività;

- imprese dichiarate fallite e senza esercizio provvisorio;

- con riferimento ai lavoratori che aderiscono ad accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Tuttavia, Il Governo ha già preannunciato che il divieto sarà ulteriormente prorogato fino alla fine del mese di marzo del 2021.