lunedì 25 gennaio 2021

NEWSLETTER DEL 25 GENNAIO 2021

In presenza di specifico accordo sindacale, per evitare il licenziamento, il lavoratore ha diritto ad essere assegnato a mansioni inferiori.

(Cass. civ., Sez. Lavoro, Sent. n. 701 del 18 gennaio 2021)

Con la sentenza n. 701/2021, la Corte di Cassazione ha affermato, con riferimento alla procedura di licenziamento collettivo, che qualora l’accordo sindacale raggiunto ex art. 4 L. 223/1991 preveda la possibilità che i lavoratori eccedenti vengano riassorbiti attraverso l’assegnazione a mansioni inferiori, l’adibizione a mansioni inferiori deve considerarsi un diritto potestativo del dipendente in esubero il cui esercizio non può essere limitato dal datore di lavoro.

Nel caso in esame, un lavoratore impugnava il licenziamento intimatogli all’esito di una procedura di mobilità, chiedendo l’adibizione a mansioni inferiori con novazione del rapporto, in forza dell’accordo sindacale siglato per la gestione degli esuberi. Il lavoratore, già prima di avviare il contenzioso, aveva dichiarato di voler beneficiare della suddetta facoltà. Il datore di lavoro aveva rigettato la richiesta, sostenendo il carattere facoltativo della previsione, e aveva licenziato il lavoratore.

La domanda del dipendente veniva rigettata sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello.

In particolare la Corte d’Appello osservava che il consenso del dipendente al demansionamento, non essendo un diritto potestativo dello stesso, non vincolava il datore di lavoro.

La Corte di Cassazione alla quale si era rivolto il lavoratore, al contrario, evidenziava che nel caso in cui l’accordo sindacale preveda la possibilità che il lavoratore eviti il licenziamento mediante l’assegnazione a mansioni inferiori, le parti collettive e gli imprenditori che lo sottoscrivono sono vincolati alla previsione. Di conseguenza, secondo la Cassazione, nel caso in esame il lavoratore era titolare del diritto potestativo di essere assegnato a mansioni inferiori che il datore di lavoro non poteva in nessun modo poteva negare.

L’accertamento pregiudiziale sull'efficacia, validità ed interpretazione dei contratti collettivi.

(Cass. civ., Sez. Lavoro, Sent. n. 29455 del 23 dicembre 2020)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29455 del 23 dicembre 2020 ha affermato che “la sentenza sulla (sola) questione pregiudiziale inerente alla contrattazione collettiva (di cui all’art. 64, d.lgs. n. 165/2001) va certamente impugnata in via autonoma rispetto alla pronuncia sul merito. (…) Per quanto in effetti il procedimento si apra sulla base di un’ordinanza che la norma definisce come “non impugnabile”, ciò non esclude infatti che il menzionato controllo vada comunque svolto, in sede di legittimità ed anche d’ufficio. (…) L’ordinanza è in effetti non impugnabile, ma solo all’interno del subprocedimento instaurato dal Tribunale”.

Nel caso di specie, una lavoratrice, docente a tempo determinato e successivamente di ruolo, adiva l’Autorità Giudiziaria, al fine di far accertare il proprio corretto inquadramento di anzianità, in ottemperanza alle disposizioni collettive preesistenti alle modifiche apportate dall’ultimo c.c.n.l. applicabile al rapporto.

Il Tribunale, all’esito del procedimento di interpretazione del contratto collettivo ex art. 64 d.p.r. 165/20 - che vedeva coinvolte anche le parti sindacali -, dichiarava con sentenza la nullità della disposizione collettiva che garantiva il mantenimento degli originari criteri di anzianità al solo personale a tempo indeterminato, escludendo invece tutti i lavoratori a tempo determinato, nonostante la maturazione della medesima anzianità di servizio.

La Cassazione, adita dal Ministero dell’Istruzione, ha preliminarmente osservato che, inerentemente alla sentenza che ha ad oggetto soltanto una “questione”, “certamente non opera l’art. 360, co. 3, c.p.c. (secondo cui non sono immediatamente impugnabili per cassazione le sentenze che decidono «di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio»), essendo espressamente previsto dall’art. 64, co. 3, d. Igs. 165/2001 che la sentenza sull’accertamento pregiudiziale debba essere impugnata per cassazione con ricorso «immediato» ed entro «sessanta giorni dalla comunicazione» e che sia emessa sentenza sulla «sola» questione pregiudiziale”.

È, altresì, necessario, continua la Corte, verificare la pertinenza dell’oggetto del giudizio rispetto al procedimento di accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validità ed interpretazione dei contratti collettivi e, a seguito di tale positivo vaglio, risolvere la questione riguardante il testo sociale.

Ciò premesso, la Suprema Corte, rilevando che l’oggetto di censura (l’asserita disparità di trattamento dei dipendenti) trovasse unicamente le sue radici nel legittimo esercizio di politiche sociali (e che, pertanto, non vi fosse alcuna questione interpretativa che legittimasse l’attivazione del procedimento di accertamento pregiudiziale), ha accolto il ricorso del Ministero.

Opzione donna: attivabile anche da chi ha conseguito i requisiti nel 2020.

(INPS, circolare n. 217 del 19 gennaio 2021)

L’INPS, con la circolare n. 217/2021 ha fornito, in seguito alla pubblicazione della legge n. 178 del 30 dicembre 2020, alcuni chiarimenti in merito alla possibilità di accedere alla pensione con l’opzione donna anche per le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2020, hanno perfezionato il requisito anagrafico e contributivo.

In particolare, l’istituto previdenziale ha chiarito che possono accedere al trattamento pensionistico anticipato le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva minima di 35 anni e un’età anagrafica minima di 58 anni, se lavoratrici dipendenti, e di 59 anni, se lavoratrici autonome.

Ancora, l’INPS ha chiarito che i fini della decorrenza del trattamento pensionistico in argomento, trovano applicazione le disposizioni in materia previste della legge n. 122 del 2010 (c.d. finestre mobili) e che, quindi, tenuto conto della data di entrata in vigore della legge n. 178 del 2020, 1° gennaio 2021, la decorrenza del trattamento pensionistico non può essere comunque anteriore al 1° febbraio 2021, per le lavoratrici dipendenti e autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima, e al 2 gennaio 2021, per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico delle forme esclusive della predetta assicurazione generale obbligatoria.