lunedì 15 febbraio 2021

Newsletter del 15 febbraio 2021

L’inapplicabilità per i riders del procedimento antisindacale.

(Tribunale Firenze, decreto 9 febbraio 2021)

Il Tribunale di Firenze, con decreto del 9 febbraio 2021, ha rigettato il ricorso ex art. 28, legge 300/1970 presentato da tre organizzazioni territoriali della Cgil contro Deliveroo, società del food delivery, in quanto inapplicabili ai lavoratori autonomi le tutele ed il rito d’urgenza contro le condotte datoriali antisindacali.

Nel caso di specie, alcune OO.SS. ricorrevano dinanzi al Giudice del Lavoro, lamentando l’imposizione da parte della società di food delivery ai propri ciclofattorini del nuovo contratto collettivo di settore (mediante sottoscrizione di nuovi contratti individuali), sotto la minaccia che la mancata applicazione avrebbe escluso la possibilità per quest’ultimi di continuare a lavorare.

In particolare, dal 3 novembre 2020, in assenza di un contratto collettivo di settore, i riders non avrebbero più potuto essere retribuiti a cottimo dalle società di delivery, ma solo attraverso un compenso minimo orario, parametrato ai minimi tabellari collettivi previsti per i settori affini.

Il Tribunale di Firenze ha preliminarmente osservato che “il riferimento espresso al soggetto attivo della condotta antisindacale che il legislatore identifica specificamente nel datore di lavoro, restring(e) il perimetro di azione del procedimento per la repressione della condotta antisindacale ai soli conflitti che si sviluppano all’interno dei rapporti di natura subordinata e che vedono come controparte, appunto, il datore di lavoro, non rientrando, invece, nel campo di applicazione della norma statutaria de qua i conflitti che coinvolgono eventuali diritti di libertà, attività sindacale o astensione dal lavoro di lavoratori autonomi (Corte Cost. n. 75/241) o parasubordinati”.

Ciò premesso, il Tribunale ha rigettato il ricorso, ritenendo inapplicabile ai riders il procedimento avverso le condotte antisindacali, in quanto lavoratori autonomi.

Infatti, secondo il Giudicante, stante la mancanza di obbligatorietà della prestazione di lavoro, i riders, liberi di dare o meno la propria disponibilità per i turni offerti (slot) dall’azienda, “e, quindi, di decidere se e quando lavorare, senza dovere giustificare la loro decisione e senza dover reperire un sostituto”, sono lavoratori autonomi a cui, conseguentemente, non può applicarsi l’art. 28 S.L.

C.C.N.L. Commercio: l’obbligo di preavviso in caso di trasferimento.

(Cass. civ. sez. Lav. Sent. n. 29014 del 17 settembre 2020)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29014 del 17 dicembre 2020, si è espressa in ordine all’interpretazione dell’art. 112 CCNL Commercio, relativamente alla necessità che il trasferimento del dipendente inquadrato come quadro debba essere preceduto da un termine di preavviso. La Corte è giunta alla conclusione che, sulla base dell’interpretazione letterale della norma in questione, non è previsto alcun obbligo in tal senso.

Nel caso di specie, un lavoratore, con qualifica di quadro, impugnava il trasferimento disposto dalla società datrice di lavoro, in quanto a suo dire quest’ultima non aveva osservato il periodo di preavviso previsto dal CCNL commercio.

Sia il Tribunale che la Corte d'Appello concludevano per la legittimità del provvedimento datoriale, sebbene adottato senza l’osservanza del preavviso, in aderenza al testo della normativa contrattuale.

La Cassazione, adita dal lavoratore, ha rigettato il ricorso, osservando che il CCNL  commercio, in caso di trasferimento dei lavoratori con qualifica di Quadro che comporti un cambiamento di residenza, non impone a carico del datore di lavoro alcun un obbligo di preavviso.

Infatti, secondo la Corte, mediante l’applicazione dei criteri logici, teleologici e sistematici (in aggiunta al criterio letterale), il testo del contratto collettivo che recita “il trasferimento (…) verrà di norma comunicato per iscritto agli interessati con un preavviso di 45 giorni ovvero di 70 giorni per coloro che abbiano familiari a carico” non stabilisce che il provvedimento datoriale debba necessariamente essere preceduto da un preavviso, con la conseguenza che a carico del datore di lavoro non sussiste alcun obbligo in tal senso.

La Corte ha ribadito il principio di diritto secondo cui “l’articolo 1362 c.c., allorché nel comma 1, prescrive all'interprete di indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti senza limitarsi al senso letterale delle parole, non svaluta l'elemento letterale del contratto ma, al contrario, intende ribadire che, qualora la lettera della convenzione, per le espressioni usate, riveli con chiarezza ed univocità la volontà dei contraenti e non vi sia divergenza tra la lettera e lo spirito della convenzione, una diversa interpretazione non è ammissibile”.

Esenti i buoni pasto assegnati al lavoratore in smart working.

(Agenzia delle Entrate, Interpello n. 956-2631/2020)

Con la risposta all’interpello n. 956-2631/2020 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nel caso in cui il datore di lavoro eroghi ai propri lavoratori in smart working i buoni pasto, gli stessi rientrano, ai fini IRPEF, tra i servizi sostitutivi di mensa e, in quanto tali, sono parzialmente esenti.

L’Agenzia delle Entrate è arrivata a tale conclusione evidenziando come la detassazione dei buoni pasto si ricolleghi alla necessità del datore di lavoro di provvedere alle esigenze alimentari del personale che durante l’orario di lavoro deve consumare il proprio pasto.

Ciò posto, richiamando la risoluzione n. 118/E del 2006, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il buono pasto può essere corrisposto da parte del datore di lavoro in favore dei dipendenti assunti, sia a tempo pieno che a tempo parziale, nonché qualora l’articolazione dell’orario non preveda una pausa pranzo.

Ciò, quindi, evidenzia come la disciplina in materia di buoni pasto tenga conto della circostanza che la realtà lavorativa è sempre più caratterizzata da forme di lavoro flessibili.

Pertanto, conclude l’Agenzia, in assenza di disposizioni che limitano l’erogazione, da parte del datore di lavoro, dei buoni pasto in favore dei propri dipendenti, si ritiene che per tali prestazioni sostitutive del servizio di mensa trovi applicazione il regime di parziale imponibilità prevista dalla lettera c) del comma 2 dell’articolo 51 del Tuir, indipendentemente dall’articolazione dell’orario di lavoro e dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e che, quindi, il regime di detassazione previsto si applichi anche nel caso di lavoratori in smart working.