lunedì 1 marzo 2021

NEWSLETTER DEL 1° MARZO 2021

Obbligatoria la reintegra in caso di manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

(Corte Costituzionale, comunicato del 24 febbraio 2021)

Con il comunicato del 24 febbraio 2021, è stata anticipata la decisione assunta dalla Corte Costituzionale di dichiarare l’illegittimità dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, come modificato dalla L. n. 92/2012, nella parte in cui (7° comma) prevede la facoltà, e non l’obbligo, per il giudice di reintegrare il lavoratore licenziato nel caso in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Sul punto, come anticipato dall’Ufficio Stampa, la Corte ha ritenuto che “sia irragionevole - in caso di insussistenza del fatto – la disparità di trattamento tra il licenziamento economico e quello per giusta causa: in quest’ultima ipotesi è previsto l’obbligo di reintegra mentre nell’altra è lasciata alla discrezionalità del giudice la scelta tra la stessa reintegra e la corresponsione di un’indennità”.

Dunque, secondo la Corte Costituzionale, la disposizione è illegittima in quanto prevede un ingiustificato trattamento diversificato per il licenziamento per motivi economici rispetto a quello per giusta causa, nel caso in cui i fatti che hanno portato al licenziamento siano manifestamente insussistenti.

Si rimane in attesa di leggere le motivazioni della Corte Costituzionale, che verranno pubblicate nelle prossime settimane.

In ogni caso si ritiene che, d’ora in poi, anche nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, al pari di quanto previsto per le ipotesi di licenziamento per giusta causa, nel caso in cui il Giudice accerti la manifesta insussistenza del fatto che ha giustificato il licenziamento per motivi economici, sarà tenuto a disporre la reintegrazione del lavoratore.

Il percorso per la determinazione del corretto inquadramento contrattuale.

(Cass. civ., Sez. Lav., sent. n. 2972 dell’8 febbraio 2021)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2972 dell’8 febbraio 2021, in tema di determinazione dell’inquadramento del lavoratore subordinato, ha ribadito il principio secondo cui la relativa attività d’indagine “si sviluppa in tre fasi successive, consistenti nell'accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, nell'individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e nel raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda, essendo sindacabile in sede di legittimità qualora la pronuncia abbia respinto la domanda senza dare esplicitamente conto delle predette fasi”.

Nel caso di specie, una lavoratrice adiva l’Autorità Giudiziaria, al fine di ottenere il riconoscimento dell’inquadramento contrattuale superiore, avendo svolto mansioni superiori a quelle di formale appartenenza.

La Corte d’Appello, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, accertava il diritto della lavoratrice all’inquadramento superiore, condannando la società datrice di lavoro al pagamento delle relative differenze retributive.

La Cassazione, adita dalla società, ha preliminarmente ricordato che, in un corretto iter motivazionale, il momento ineludibile volto alla determinazione dell'inquadramento del lavoratore subordinato è il cd. percorso trifasico.

Secondo la Suprema Corte, il Giudice non deve, tuttavia, seguire pedissequamente tale percorso logico-giuridico - dall’osservanza del quale non si può prescindere -, ben potendo discostarsi dallo stesso purché il suo ragionamento decisorio sia comunque influenzato da “ciascuno dei momenti di accertamento, di ricognizione e di valutazione, che concorrono a stabilirne le conclusioni”.

Sulla base di tale assunto, la Cassazione ha rigettato il ricorso, reputato che l’indagine compiuta dalla Corte territoriale fosse aderente al percorso trifasico, con conseguente “corretta sussunzione della fattispecie nell'archetipo normativo di riferimento”.

Chiarimenti dall’INPS sul beneficio dello sgravio fiscale introdotto dal Decreto di Agosto.

(Circolare INPS n. 33 del 22 febbraio 2021)

Con la Circolare n. 33 del 22 febbraio 2021, l’INPS ha fornito le indicazioni operative per accedere allo sgravio fiscale sui contributi previdenziali complessivi dovuti dal datore di lavoro per i propri dipendenti (fino al 2029), introdotto dal Decreto Agosto (D. L. 14 agosto 2020, n. 104) e finalizzato a salvaguardare l’occupazione nelle aree più svantaggiate del Paese.

I destinatari della misura sono tutti i datori di lavoro del settore privato che abbiano sede legale e/o unità operativa nelle Regioni cd. svantaggiate, ovvero Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

L’INPS ha effettuato una precisazione in ordine ai rapporti di lavoro in somministrazione, evidenziando che “il beneficio in esame non è riconoscibile allorquando il lavoratore in somministrazione, pur svolgendo la propria attività lavorativa in unità operative dell’azienda utilizzatrice ubicate nelle aree svantaggiate, sia formalmente incardinato presso un’agenzia di somministrazione situata in una regione diversa da quelle ammesse ad usufruire dello sgravio, in quanto, ai fini del legittimo riconoscimento della decontribuzione, rileva la sede di lavoro del datore di lavoro e non dell’utilizzatore”.

Infatti, l’Istituto ricorda che “il rapporto di lavoro viene instaurato tra il lavoratore e l’agenzia di somministrazione; quest’ultima è parte del contratto individuale di lavoro e, dunque, riveste la qualifica formale di datore di lavoro”, con la conseguenza che gravano sull’agenzia di somministrazione che effettua l’assunzione gli adempimenti retributivi e previdenziali, in merito ai quali l’utilizzatore viene coinvolto solo in veste di responsabile in solido.

Pertanto, solo qualora l’agenzia rispetti i requisiti geografici imposti dalla misura, quest’ultima beneficerà dell’agevolazione fiscale anche nell’ipotesi in cui il lavoratore somministrato svolga la sua attività presso un’azienda del nord Italia.