lunedì 17 maggio 2021

NEWSLETTER DEL 17 MAGGIO 2021

Legittimo il licenziamento collettivo limitato ai dipendenti di alcune sedi.

(Cass. Civ., Sez. Lav., Sent. n. 12040 del 6 maggio 2021)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12040 del 6 maggio 2021, ha chiarito che nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo è legittima la delimitazione della platea dei soggetti interessati dal licenziamento ai soli dipendenti di una determinata sede “qualora il progetto di ristrutturazione si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva, ben potendo le esigenze tecnico produttive ed organizzative costituire un criterio esclusivo nella determinazione della platea dei lavoratori da licenziare, purché il datore indichi nella comunicazione prevista dall’art. 4, terzo comma citato [art. 4 L. n 223/1991] sia le ragioni che limitano i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, sia le ragioni per cui non ritenga di ovviarvi con il trasferimento ad unità produttive vicine, al fine di consentire alle organizzazioni sindacali di verificare l’effettiva necessità dei programmati licenziamenti”.

Nel caso in esame, un lavoratore licenziato nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo che aveva riguardato tutti i dipendenti in forza in tre specifiche unità produttive, impugnava il licenziamento comminato dall’azienda lamentando che la limitazione dello stesso ai soli dipendenti operanti presso gli individuati stabilimenti costituisse una violazione dei criteri di scelta.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello rigettavano le domande del lavoratore negando che la limitazione degli esuberi alle specifiche unità produttive costituisse un vizio della procedura di licenziamento collettivo. Il datore di lavoro, infatti, nella comunicazione per l’avvio della procedura aveva evidenziato come la stessa fosse limitata agli individuati stabilimenti in ragione della peculiarità delle commesse ivi trattate. Ancora, il datore di lavoro, nella medesima comunicazione, aveva evidenziato che l’ubicazione ad oltre 500 km degli altri stabilimenti non interessati dal licenziamento collettivo fosse idonea a rendere antieconomico il trasferimento collettivo dei dipendenti addetti alle sedi chiuse.

La Corte di Cassazione confermava la sentenza d’appello ricordando che “qualora la ricorrenza delle effettive ragioni tecnico produttive e organizzative sia stata giustificata (e comunicata), la delimitazione della platea è legittima, ove appunto non sia trascurato, nella scelta dei lavoratori impiegati nel sito soppresso o ridotto, il possesso di professionalità equivalente a quella di addetti di altre realtà organizzative”.

L’onere di contestazione della nullità del termine.

(Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. n. 11106 del 27 aprile 2021)

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 11106 del 27 aprile 2021, ha ribadito il principio secondo cui “Il potere del giudice di rilevare d’ufficio la nullità di un atto giuridico va coordinato con il principio della domanda, fissato negli artt. 99 e 112 cod. proc. civ.”.

Nel caso di specie, un lavoratore adiva l’Autorità Giudiziaria alla scadenza del proprio contratto a termine stipulato in esecuzione di un accordo transattivo, al fine di far accertare la nullità dell’accordo e del termine apposto ai precedenti contratti di somministrazione succedutisi nel tempo con la società convenuta, nonché, per l’effetto, la natura subordinata ed a tempo indeterminato del rapporto intercorso con quest’ultima.

La Corte d’Appello, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, rigettava le domande del lavoratore, ritenendo valido ed efficace l’accordo transattivo con il quale il lavoratore rinunciava ai diritti nascenti dal pregresso rapporto di somministrazione, nonché improcedibile la domanda volta ad esaminare la validità del successivo contratto a tempo determinato, per nullità del termine finale, in quanto la relativa doglianza non era stata tempestivamente dedotta in giudizio, ma proposta per la prima volta in sede d’appello.

La Cassazione, adita dal lavoratore, confermando preliminarmente la validità della transazione impugnata, ha osservato, circa l’intempestiva contestazione del contratto a tempo determinato, che “il rilievo d'ufficio della nullità va contemperato con il principio della domanda, che in concreto era diretta a far valere esclusivamente l'invalidità dell'accordo transattivo e la nullità della somministrazione. Tale soluzione è giuridicamente corretta. Il potere del giudice di rilevare d'ufficio la nullità di un atto giuridico va coordinato con il principio della domanda, fissato negli artt. 99 e 112 cod. proc. civ.”.

Infatti, secondo la Corte, “la questione della nullità del termine apposto al contratto di lavoro stipulato in esecuzione dell'accordo transattivo non era stata in alcun modo formulata nel ricorso introduttivo, per cui la sua tardiva formulazione in corso di giudizio ha precluso in radice – come correttamente affermato dalla Corte di appello - l'esame di qualsivoglia profilo di nullità”.

Sulla base di tali considerazioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore.

I chiarimenti dell’INPS sull’indennità una tantum e l’accesso alla NASpI.

(INPS, circolare n. 65 del 19 aprile 2021)

L’INPS, con la circolare n. 65 del 19 aprile 2021, ha chiarito che le domande per il riconoscimento dell’indennità onnicomprensiva di cui all’art. 10, co. 2, 3, 5 e 6, D.L. 41/2021, dovranno essere presentate entro il 31 maggio 2021.

In particolare, l’Istituto previdenziale ha specificato che i lavoratori destinatari della tutela denominata “indennità una tantum” di cui all’art. 10, co. 1, del citato Decreto Sostegni sono: “i lavoratori stagionali e i lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; i lavoratori intermittenti; i lavoratori autonomi occasionali; i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio; i lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali; i lavoratori dello spettacolo”.

Inoltre, l’Istituto previdenziale ha spiegato che D.L. n. 41 del 2021 ha introdotto una novità di rilievo in materia di indennità di disoccupazione NASpI, con specifico riferimento ai requisiti di accesso alla stessa e, in particolare, al requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi che precedono il periodo di disoccupazione.

In particolare, “per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021 è ammesso l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI in presenza dei soli requisiti dello stato di disoccupazione involontario e delle tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, con esclusione del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo”.

Pertanto, le domande presentate a seguito di eventi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro verificatisi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 19 aprile 2021, e respinte per l’assenza del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, verranno riesaminate d’ufficio dall’INPS.