venerdì 20 aprile 2018

Contratti di factoring: nullità della clausola risolutiva espressa dal contenuto indeterminato - Corte d'Appello di Milano n. 889/2018

Con sentenza n. 889 del 19 febbraio 2018 la Corte d’Appello di Milano ha ribadito il principio, già sancito dalla Suprema Corte, secondo il quale il presupposto per la validità di una clausola risolutiva espressa di un contratto di factoring è la previsione di una puntuale indicazione dell’obbligazione e del tipo di inadempimento cui sia riconducibile la risoluzione di diritto dell’intero contratto.

Confermando la sentenza del Tribunale, che aveva respinto la domanda con cui il factor chiedeva di accertare la decadenza della garanzia pro soluto come conseguente inadempimento del cedente (consistente nell’omessa comunicazione di pregressi debiti insoluti dei debitori ceduti), la Corte territoriale ha così rigettato la domanda della società appellante. 

Secondo la Corte, infatti, la mancata comunicazione, da parte del cedente, di un pregresso insoluto non può costituire un inadempimento contrattuale tanto grave da far sorgere il diritto dell’altra parte di avvalersi della clausola risolutiva espressa contrattualmente prevista, al punto da determinare l’inefficacia ex tunc della garanzia pro soluto in capo al factor.

Invero, secondo la Corte d’Appello, l’inoperatività della clausola invocata discendeva dall’assoluta vaghezza e genericità della medesima, tale da inficiarne la validità: la Corte ha infatti ritenuto che debba considerarsi nulla per indeterminatezza dell’oggetto la clausola risolutiva espressa che, nel prevedere il venir meno dell’obbligazione assunta dal factor (che abbia assunto su di sé il rischio di insolvenza di un debitore ceduto), non sia corredata da una precisa e puntuale indicazione degli obblighi la cui rilevanza sia fondamentale per la sopravvivenza del contratto medesimo.

La Corte milanese ha così richiamato un consolidato orientamento della Cassazione, secondo la quale “per la configurabilità di una clausola risolutiva espressa, le parti devono aver previsto la risoluzione di diritto del contratto per effetto dell’inadempimento di una o più obbligazioni specificamente determinate, restando estranea alla norma di cui all’art. 1456 c.c. la clausola redatta con generico riferimento alla violazione di tutte le obbligazioni contenute nel contratto, con la conseguenza che, in tale ultimo caso, l’inadempimento non risolve di diritto il contratto, sicché di esso deve essere valutata l’importanza in relazione alla economia del contratto stesso, non essendo sufficiente l’accertamento della sola colpa, come previsto, invece, in presenza di una valida clausola risolutiva espressa” (Cass. n. 4769/2016).