venerdì 4 maggio 2018

Un’occasione mancata per dare applicazione ai nuovi principi in tema di risoluzione anticipata del contratto di leasing: Cass. Civ., Ord. n. 4698/2018

La Corte di Cassazione in una recente pronuncia ha stabilito ancora che in caso di contratto di locazione finanziaria risolto per inadempimento antecedentemente al fallimento dell’utilizzatore, non potendo trovare applicazione l’art. 72 quater della Legge Fallimentare, potrebbe ancora trovare applicazione l’art. 1526 c.c. nel caso in cui il rapporto fosse qualificabile come leasing traslativo. Ciò, in relazione, naturalmente, ad un rapporto esauritosi prima dell’entrata in vigore della Legge 124/2017.

La fattispecie oggetto dell’ordinanza è la seguente. Una società di leasing si è vista respingere in sede di insinuazione al passivo sia la domanda di restituzione dei beni oggetto della locazione finanziaria, che la domanda di ammissione al passivo del credito vantato nei confronti dell’utilizzatore fallito. In sede di opposizione il Tribunale accoglieva la domanda di restituzione dei beni della società di leasing, ma pur riconoscendo alla concedente il diritto di insinuarsi per la differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e il prezzo derivante dalla nuova allocazione dei beni (art 72 quater L.F.), di fatto ciò non era possibile “non essendo l’opponente in grado di documentare, seppur non per sua negligenza, attesa la mancata restituzione dei beni da parte della curatela, il valore di detta nuova inesistente allocazione”.

Il suddetto provvedimento veniva impugnato dal Fallimento con ricorso in Cassazione, cui seguiva il controricorso della società di leasing per la mancata ammissione al passivo del proprio credito.

La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso della procedura, ha accolto invece la domanda della concedente relativa al diritto di ammissione del credito nel passivo del fallimento concludendo che l’“art. 72 quater trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell'utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l'art. 1526 c.c., con l'ulteriore conseguenza che, in tal caso, il concedente ha l'onere, se intenda insinuarsi al passivo del fallimento, di proporre la corrispondente domanda completa in tutte le sue richieste nascenti dall'applicazione della norma da ultimo citata”.

Se prima dell’introduzione della disciplina del leasing contenuta nella L. 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) vi potevano essere dubbi sul fatto che l’art. 72 quater Legge Fallimentare fosse applicabile ai contratti già risolti prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore - con conseguente spazio residuo per l’applicabilità dell’art. 1526 c.c. - con l’entrata in vigore della Legge Concorrenza tali dubbi devono intendersi definitivamente dissipati, essendo applicabile ai contratti già risolti la disciplina di cui ai commi 138 e 139, molto vicina al disposto di cui all’art. 72. Ciò vale sicuramente per i contratti sottoscritti a partire dal 29 agosto 2017. Per quelli precedenti ci sia aspettava, per la verità, un’applicazione estensiva, almeno in via analogica. Con la nuova disciplina appare infatti netta la scelta del legislatore di riconoscere finalmente indipendenza alla figura contrattuale del leasing, rispetto ad altre, come la vendita a rate, con conseguente definitivo superamento della distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo. La Suprema Corte si è invece dimostrata ancora poco incline ad abbandonare l’idea che il leasing  sia un modello contrattuale che nulla a che vedere con la vendita, disattendendo così le aspettative di chi sperava che l’annosa questione fosse definitivamente chiusa.