Avv. Alessandra Ricciardi - venerdì 7 settembre 2018

Piena registrabilità e tutelabilità dei marchi delle squadre di calcio che coincidono con la città di appartenenza – Cass. pen., Sent. 33900/2018

Con sentenza n. 33900 del 19 luglio 2018, la Suprema Corte ha stabilito che i marchi delle società calcistiche impressi sulle magliette, anche quando siano evocativi della denominazione geografica e non siano registrati, in caso di contraffazione sono pienamente tutelabili, in quanto celebri o comunque notori.  

Nel caso di specie la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lodi presentava ricorso per cassazione avverso la decisione del Tribunale del Riesame che aveva disposto il dissequestro di alcune migliaia di magliette non autentiche riferibili a squadre di calcio italiane ed estere.

Tra i vari motivi addotti per disporre il dissequestro, il Tribunale del riesame, prendendo spunto da un risalente orientamento giurisprudenziale, ha sostenuto che il marchio delle squadre di calcio, specie quello contenente un toponimo, cioè il nome di un luogo, non può considerarsi marchio industriale tutelato in caso di contraffazione dal Codice della Proprietà Industriale e dall’art. 474 cod. pen. In diritto industriale sussiste infatti un principio secondo il quale il marchio merita tutela a condizione che possieda carattere distintivo, cosa che normalmente manca ai semplici nomi dei luoghi.  

La Cassazione, accogliendo il ricorso del P.M., ha completamente superato il suddetto ragionamento.

Anzitutto, la Corte ha sottolineato come il Tribunale non abbia affatto preso in considerazione che le società sportive professionistiche devono oggi considerarsi a tutti gli effetti delle imprese e che, come tali, nell’esercizio della loro attività economica organizzata possono utilizzare e registrare i propri marchi commerciali: infatti, il D.L. 485/1996, convertito con L. 586/1996, in conformità con quanto disposto dall’art. 2247 cod. civ., ha conferito anche per le società sportive la possibilità di perseguire lo scopo di lucro e di estendere il proprio oggetto sociale a tutte le attività connesse e strumentali con l’attività sportiva, consentendogli di svolgere attività di impresa in settori come la vendita dei diritti per le riprese televisive, la vendita di spazi pubblicitari e di prodotti legati al merchandising.

La registrazione del marchio, pacifica per alcuni segni distintivi (si pensi a Inter, Milan e Juventus ad esempio), non deve essere preclusa neppure quando il segno sia evocativo della denominazione geografica della regione o della città (ad esempio Lazio e Roma) in cui la squadra gioca: sebbene il comma 1, lett.b, dell’art. 13 del Codice della Proprietà Industriale impedisca la registrazione come marchio d'impresa ai segni privi di carattere distintivo tra cui “la provenienza geografica”, una deroga per i marchi utilizzati in campo sportivo è fornita direttamente dal comma 2 del medesimo articolo e dall’art. 8, comma 3, del medesimo codice, qualora questi possano considerarsi notori e abbiano assunto nel tempo un rilevante carattere distintivo.

La Suprema Corte ha inoltre rilevato che, nel caso dei marchi apposti sulle magliette delle squadre sportive, il toponimo è frequentemente accompagnato da un elemento differenziale (ad esempio l’anno di fondazione della squadra) la cui presenza, contribuendo a rafforzarne la capacità distintiva, rende applicabili tutti i mezzi di tutela previsti per il cd. “marchio forte”.

Di conseguenza la disciplina sulla tutela del marchio e il delitto di cui all’art. 474 cod. pen. sussistono non solo nei casi di marchio regolarmente registrato, ma anche nei casi in cui il marchio debba considerarsi notorio e celebre e, in questo caso, non sarà richiesta alcuna prova di avvenuta registrazione dello stesso.