Avv. Alessandra Ricciardi - lunedì 15 aprile 2019

IL DDL 1603/2019: VERSO IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI LAVORATORE SPORTIVO PER PROFESSIONISTI, DILETTANTI E ARBITRI

Grandi cambiamenti in vista per società sportive e associazioni sportive dilettantistiche, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con i propri tesserati.

Oggi in Italia solamente quattro Federazioni Sportive affiliate al CONI hanno riconosciuto il professionismo:

la Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.), con esclusione però della LND e Divisione Calcio Femminile a tutti i livelli; Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.); Federazione Italiana Golf (F.I.G.); Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.).

Gli appartenenti a tutte le altre Federazioni sportive a qualsiasi livello, pur essendo professionisti di fatto, sono considerati dilettanti, con la conseguenza che ad essi non si applica la L. 91/1981, che disciplina i rapporti tra società e sportivi professionisti. Con la conseguenza che ad essi non è riconosciuto lo status di “lavoratore sportivo”, con tutte le conseguenze in termini di tutela del lavoro subordinato, assistenziali e previdenziali. Essi sono inquadrati come meri prestatori d’opera in favore di una società o associazione sportiva dilettantistica, il cui compenso non è considerato vera retribuzione, ma è piuttosto assimilabile ai redditi diversi (rimborso spese o premio) sui quali non vengono versati i contributi previdenziali da parte del datore di lavoro.

Lo scorso 15 febbraio il Consiglio dei Ministri ha presentato alla Camera dei Deputati il disegno di legge n. 1603 per la riforma sistematica e strutturale di tutta la disciplina in materia di sport: la ratio è quella di giungere al riordino e alla riforma della materia sia attraverso l’introduzione di disposizioni di diretta applicazione, sia mediante deleghe al Governo per l’adozione di una disciplina coordinata e di dettagli, in linea con le normative internazionali ed europee.

In particolare, l’art. 4 del Capo II del disegno di legge si prefigge come obiettivo finale quello di individuare una volta per tutte la figura professionale del “lavoratore sportivo” che prescinda dalla natura professionistica o dilettantistica dell’attività sportiva svolta, nonché della relativa disciplina in materia assicurativa, previdenziale e fiscale.

Il DDL ha una portata rivoluzionaria per tutti gli sportivi italiani perché promette l’attribuzione senza alcuna distinzione dello status di lavoratore sportivo per gli sportivi professionisti e dilettanti di qualsiasi federazione, con conseguente riconoscimento per tutti dei diritti tipici dei lavoratori e il superamento delle odierne disparità di trattamento.

Attualmente, infatti, ai sensi dell’art 2 della L. 91/1981, è riconosciuto lo status di lavoratore sportivo (subordinato o autonomo a seconda dei casi previsti dal successivo art. 3) solamente agli sportivi professionisti, intesi come “gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità”.

Questi soggetti sono in tutto e per tutto equiparati a qualsiasi altro lavoratore subordinato o autonomo: i loro contratti – per i quali è richiesta la forma scritta ad substantiam – si basano su accordi collettivi, rinnovati periodicamente e sono conformi a quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori (di cui, tuttavia non sono applicabili gli artt. 4, 5, 7, 13, 18, 33 e 34); hanno tutele dal punto di vista sanitario, assicurativo e previdenziale.

Altre caratteristiche dei contratti di lavoro sportivo sono: l’obbligo, per ottenerne il perfezionamento, del deposito del contratto presso la Federazione o la Lega di appartenenza e della conseguente approvazione; la durata massima non superiore a 5 anni; l’inserimento della clausola compromissoria per la devoluzione delle eventuali controversie ai Collegi Arbitrali competenti e della clausola che impone il rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi dello sport agonistico.

Se il DDL di riforma diventerà legge, associazioni e società saranno obbligate ad adeguarsi e il contratto di lavoro sportivo avrà amplissima diffusione nel settore.

Persino l’Associazione Italiana Arbitri nel mese di aprile 2019 ha avanzato alla Camera dei Deputati la richiesta di riconoscimento anche dell’attività arbitrale professionistica come rapporto di lavoro sportivo, ricevendo il consenso unanime della Commissione parlamentare.

Si attende di vedere, quindi, se il DDL porterà i risultati promessi e in che modo la figura del lavoratore sportivo si evolverà nei prossimi anni.