lunedì 20 maggio 2019

Dalla Cassazione arriva il definitivo superamento dell’applicabilità dell’art. 1526 c.c. al leasing finanziario - Cass. Sez. Civ., Sent. n. 8980/2019

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8980 del 29 marzo 2019, ha sancito il definitivo superamento del ricorso in via analogica all’art. 1526 c.c. per disciplinare gli effetti dell’inadempimento dell’utilizzatore nel contratto di leasing.

Grazie al recente intervento legislativo che ha riconosciuto al contratto di locazione finanziaria una disciplina di legge specifica, con questa rivoluzionaria sentenza la Suprema Corte ha potuto mettere un punto fermo in un contesto caratterizzato da contrasti e orientamenti giurisprudenziali di segno opposto durati per anni e anni, apportando un cambiamento interpretativo dai molteplici risvolti utilitaristici per le società concedenti.

La giurisprudenza, infatti, sulla scorta della ricostruzione bipartitica del leasing, ha spesso ritenuto applicabile, in caso di risoluzione del contratto di leasing traslativo per inadempimento dell’utilizzatore, la disciplina prevista dall’art. 1526 c.c. in tema di vendita con riserva di proprietà, con i conseguenti effetti restitutori, spesso pregiudizievoli per le concedenti.

Con la sentenza in commento, invece, la Corte, riconoscendo al legislatore il merito di aver dotato il leasing dei caratteri di «fattispecie negoziale autonoma, distinta dalla vendita con riserva di proprietà», ha rilevato come la tipizzazione del contratto leasing abbia, di fatto, precluso l’applicabilità dell’art. 1526 c.c. ai casi di risoluzione contrattuale, poiché estraneo alla sua disciplina tipica.

Il principio di diritto elaborato dalla Corte trova applicazione anche ai contratti di leasing stipulati antecedentemente all’entrata in vigore della Legge per il mercato e la concorrenza. Ciò in ragione dell’esigenza di dotare la c.d. interpretazione storico-evolutiva di una portata applicativa concreta e a carattere generale, capace di tracciare un solco significativo con il precedente orientamento giurisprudenziale; infatti, una «determinata fattispecie negoziale, per quegli aspetti che non abbiano esaurito i loro effetti (…) non può che essere valutata sulla base dell’ordinamento vigente».

Ed è appunto ciò, come precisato dalla stessa Corte di legittimità, a cui l’attività ermeneutica è preposta, non potendo quest’ultima «dispiegarsi “ora per allora”, ma [solo] all’attualità».

La sentenza in commento è anche interessante perché sviluppa preliminarmente un’analisi dell’excursus storico-giuridico concernente la fattispecie contrattuale del leasing.

Tra le tappe fondamentali del processo evolutivo ritroviamo la sentenza delle Sezioni Unite n. 65/1993, che ha elaborato la distinzione tra leasing di godimento e traslativo, il consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale, suggellato dalle più recenti decisioni della Suprema Corte, che ha riconosciuto valore generale ed inderogabile all’art. 1526 c.c. quale strumento normativo dirimente le controversie in materia di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, ed infine l’emanazione della Legge per il mercato e la concorrenza n. 124/2017, che, introducendo la definizione di leasing finanziario e dettando «una compiuta disciplina relativa a presupposti, effetti e conseguenze della risoluzione per inadempimento», ha tipizzato la fattispecie contrattuale in oggetto facendola assurgere a vero e proprio contratto tipico.