mercoledì 3 luglio 2019

Condanna per la P.A. inadempiente all’obbligo di rendere pubblica la propria PEC per le notifiche - T.A.R. Sicilia, n. 1426 dell’11 giugno 2019

E’ illegittimo, e vanifica il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione della giustizia posti dal legislatore, il comportamento della Pubblica Amministrazione che ometta di inserire il proprio indirizzo PEC nell’apposito Registro PP.AA. istituito presso il Ministero della Giustizia. Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con sentenza n. 1426 dell’11 giugno 2019.

La questione è assolutamente rilevante perché oggi sono ancora molto poche le Pubbliche Amministrazioni che hanno ottemperato all’obbligo stabilito dal DL n. 179/2012, volto a favorire le comunicazioni e notificazioni alla P.A. in via telematica.

L’art. 16, c. 12, del predetto decreto aveva infatti stabilito che: “le amministrazioni pubbliche […] comunicano al Ministero della Giustizia […] entro il 30 novembre 2014 l’indirizzo di posta elettronica certificata […] a cui ricevere le comunicazioni e notificazioni. L’elenco formato dal Ministero della Giustizia è consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati”.

Con l’introduzione di questa norma, l’elenco degli indirizzi PEC delle Pubbliche Amministrazioni (IPA) è stato dunque sostituito dal “Registro PP.AA”, gestito dal Ministero della Giustizia.

Il termine è ormai decorso da tempo, ma la maggior parte delle amministrazioni, tuttavia, ha totalmente disatteso l’obbligo di inserire la PEC nel registro, rendendo impossibile ai soggetti abilitati la possibilità di eseguire le notifiche telematiche, lasciando loro l’unica possibilità di ricorrere alla notifica cartacea.

Nonostante ciò, la Giurisprudenza si è sempre espressa, con rare eccezioni, sulla tassatività del registro PP.AA, disponendo la sanzione della nullità della notifica, nei casi in cui veniva eseguita ad un indirizzo reperito in un registro differente da quelli elencati nella norma.

Ed è proprio per questo che la sentenza in commento appare come uno snodo cruciale per i soggetti notificanti. Infatti il TAR constatando l’oggettivo e persistente stato di inadempienza rispetto all’obbligo di comunicazione del predetto indirizzo PEC da parte del Comune di Catania, e ritenuta la sussistenza di una “violazione di termini” ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. 198/2009, ritenuto che fosse fondata la pretesa del ricorrente, che aveva diffidato il Comune a inserire la propria PEC nel Registro. In corso di causa il Comune ha poi finalmente adempiuto, ma il TAR, pur dichiarando la cessazione della materia del contendere, ha potuto comunque pronunciarsi, affermando un principio importante, sull’illegittimità del comportamento della P.A. e sulle conseguenze per il privato. E sulla base di ciò ha comunque condannato il Comune a rifondere le spese di causa, visto anche il ritardo con cui ha adempiuto (5 anni!).

 “Il contegno omissivo serbato dall’Amministrazione rispetto all’obbligo di comunicazione dell’indirizzo PEC sancito dalla predetta norma, pur non precludendo radicalmente la notifica dell’atto processuale (residualmente possibile, infatti, mediante le tradizionali modalità cartacee) vanifichi il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione della giustizia posti dal legislatore, rispetto ai quali la telematizzazione delle comunicazioni funga da fattore trainante”.

Il TAR ha poi richiamato quanto affermato dal CGARS nella sentenza del 12 aprile 2018, n. 216: “la condotta colpevole della Pubblica Amministrazione, che omette di  comunicare il proprio indirizzo PEC al Ministero della Giustizia, così rendendo più difficoltosa la notifica, se non determina, per la controparte, nullità insanabile della notifica e ne giustifica la rinnovazione, va tuttavia stigmatizzata, con la segnalazione della condotta agli organi titolari e agli organi preposti al PCT e al PAT”.

Peccato che all’accertamento dell’inadempienza non sia seguita, però, alcuna sanzione vera e propria, in assenza della quale difficilmente le P.A. saranno portate ad adeguarsi. E’ infatti evidente che questa mancanza giochi totalmente a loro favore, rendendo più lunga e difficoltosa per il privato la notifica degli atti giudiziari nei loro confronti.