venerdì 11 ottobre 2019

Amministratore e lavoratore subordinato: i requisiti per la compatibilità tra i due status secondo l’INPS - Messaggio INPS n. 3359 del 17/09/2019

L’INPS con il messaggio n. 3359 del 17 settembre 2019, confermando l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, ha chiarito i requisiti per l’instaurazione, tra la società e la persona fisica che la amministra, di un autonomo e diverso rapporto di lavoro subordinato.
L’Istituto di Previdenza ha evidenziato che non si possa escludere a priori la coesistenza della posizione di socio/amministratore e di lavoratore subordinato della società, ma che si debba verificare, caso per caso, la sussistenza di tre condizioni fondamentali.
 
Innanzitutto è necessario che il potere deliberativo diretto a formare la volontà della società sia affidato all’organo di amministrazione nel suo complesso: in sostanza si richiede che il soggetto assunto con contratto di lavoro subordinato non coincida con l’unico detentore del potere di esprimere la volontà dell’ente, ma faccia parte di un organo collegiale al cui interno il potere sia esercitato in forma congiunta. 
 
In secondo luogo il lavoratore/amministratore deve fornire la rigorosa prova della sussistenza del vincolo di subordinazione e, cioè, del suo assoggettamento, nonostante la carica ricoperta, all’effettivo potere di supremazia gerarchica di un altro soggetto ovvero degli altri componenti dell’organo amministrativo a cui appartiene. 
Tale vincolo di subordinazione deve, chiaramente, essere valutato in relazione alla natura delle mansioni ricoperte ed alle condizioni in cui le stesse vengono svolte. 
 
Si precisa che nel caso di un rapporto di lavoro di natura dirigenziale, i criteri che consentono di accertare la sussistenza della rapporto di lavoro subordinato non sono solo i classici elementi rivelatori della subordinazione ma, piuttosto, l’assunzione con la qualifica di dirigente, lo svolgimento effettivo delle mansioni assegnate, la cessazione del rapporto mediante licenziamento e il coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo del datore di lavoro ancorché il lavoratore mantenga un’effettiva autonomia decisionale.
 
Infine, l’ultimo requisito imprescindibile è il fatto che il soggetto, in concreto, svolga mansioni esterne al rapporto organico con la società: in altre parole è necessario che il lavoratore si occupi di attività che non siano ricomprese nei poteri di gestione e che non discendano, pertanto, dalla carica ricoperta o dalle deleghe che gli siano state conferite.
 
Solo in presenza dei suddetti requisiti, quindi, lo status di amministratore e quello di lavoratore dipendente della società possono coesistere.
Per questo motivo, in presenza di tutti i requisiti summenzionati, vengono considerati compatibili con lo status di lavoratore subordinato anche le cariche di presidente del Consiglio di Amministrazione o di amministratore delegato.
 
Non appare compatibile, diversamente, la carica di amministratore unico: in questa ipotesi, infatti, il soggetto è detentore del potere di esprimere da solo la volontà della società, come anche dei poteri di controllo, di comando e di disciplina.