Dott. Gabriele Rigo - venerdì 29 novembre 2019

Factoring e Concordato Preventivo: profili e condizioni di operatività dello scioglimento del contratto - Trib. Benevento, Sez. Fall., 11 ottobre 2019

Il Tribunale di Benevento è stato chiamato a pronunciarsi sull’annoso tema delle condizioni legittimanti lo scioglimento dei contratti pendenti in sede di concordato preventivo, con particolare riferimento ai contratti di cessione in massa di crediti di impresa. 

E’ noto che l’art. 169 bis L.F. consente alla società sottoposta a procedura concordataria la facoltà di sciogliersi dai contratti pendenti “ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti” alla data di presentazione del piano concordatario.

Nella fattispecie in disamina, i giudici di merito hanno sottolineato come l’accoglimento della richiesta di scioglimento del vincolo negoziale debba essere subordinato ad un duplice filtro di valutazione:

- lo scrutinio delle condizioni di legittimità, ossia la qualificazione del rapporto quale contratto in corso d’esecuzione;

- l’ulteriore accertamento circa la coerenza della misura richiesta con il piano concordatario prospettato.

Il contratto di factoring, oggetto dell’istanza di scioglimento, ben poteva profilarsi quale contratto in corso d’esecuzione, sia in ragione della mancata erogazione da parte del factor dell’anticipazione finanziaria per i crediti ottenuti in cessione, sia per la natura intrinseca del rapporto di factoring pro solvendo.

Sul punto, il Tribunale ha affermato che, a differenza del regime di garanzia pro soluto, la cessione pro solvendo può essere agilmente ricondotta nell’alveo dei contratti pendenti, in quanto la circostanza per la quale il cedente è chiamato a rispondere della futura ed eventuale insolvenza del debitore ceduto ha l’effetto di salvaguardare la natura trilaterale del rapporto contrattuale, conservandone l’efficacia nel tempo.

In merito al secondo accertamento, ovvero sulla funzionalità dello scioglimento ai fini del perseguimento degli obiettivi del piano concordatario, è innegabile che tale vaglio, a cui sono chiamati i giudici di merito, persegue coerentemente la ratio legis dell’istituto in disamina: favorire l’incremento dei margini di attivo da destinare al ceto creditorio, riducendo al contempo il fabbisogno concordatario zavorrato dagli oneri nascenti dai contratti ineseguiti o non compiutamente eseguiti.

Nella fattispecie concreta, lo spirare del rapporto di factoring avrebbe garantito un flusso di liquidità di molto superiore rispetto a quello percepito nell’eventualità della permanenza in vigore del contratto, contribuendo concretamente al conseguimento delle peculiari finalità della procedura concorsuale in oggetto.

Accogliendo l’istanza sulla base di tali presupposti, il Tribunale ha riconosciuto un equo indennizzo in favore del factor, quale rimborso per l’aver subito gli effetti pregiudizievoli della norma in commento.