martedì 24 novembre 2020

Il Garante privacy contro il telemarketing aggressivo: sanzione da 12 milioni a Vodafone

Con provvedimento del 12 novembre 2020, il Garante della Protezione dei dati ha comminato a Vodafone una sanzione da 12 milioni di euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing.

Il caso nasce dalle centinaia segnalazioni e reclami giunti al Garante dagli utenti, che lamentavano continui contatti telefonici indesiderati, effettuati da Vodafone e dalla sua rete di vendita, per promuovere i servizi di telefonia e internet offerti dall’ azienda.

A seguito dell’istruttoria avviata dal Garante sono emerse differenti criticità tra cui segnaliamo:

a) l’assenza di un sistema di verifica della raccolta dei dati personali, anche provenienti da parte di soggetti terzi. Il Garante ha rilevato come Vodafone utilizzasse i dati di ben 4.500.000 interessati, senza che questi avessero espresso un valido consenso al trasferimento dei dati in suo favore.

b) l’assenza di misure di proporzionata efficacia per garantire, ed essere in grado di dimostrare, che il trattamento dei dati degli utenti fosse effettuato conformemente al regolamento e l’assenza di un sistema in grado di verificare e valutare regolarmente l'efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.

c) l’aver omesso di notificare al Garante la violazione dei dati degli utenti e, più in generale, il non aver garantito agli utenti la possibilità di esercitare i propri diritti sul trattamento dei propri dati personali.

Un dato preoccupante, ha precisato il Garante è stato l’aver rilevato “un allarmante fenomeno di utilizzo di numerazioni fittizie o comunque non censite nel Registro degli Operatori di Comunicazione (Roc) per realizzare i contatti promozionali. Un fenomeno, avvertito dalla stessa Vodafone, che sembra ricondursi in massima parte ad un “sottobosco” di call center abusivi, che effettuano attività di telemarketing in totale spregio delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali”.

Alla luce delle violazioni riscontrate, il Garante Privacy ha applicato a Vodafone una sanzione di 12.251.601,00 euro.

Oltre alla sanzione milionaria l’Autorità ha ordinato a Vodafone di introdurre dei sistemi che consentano di comprovare che i trattamenti a fini di telemarketing si svolgano nel rispetto delle disposizioni in materia di consenso. La società dovrà inoltre dimostrare che i contratti siano attivati solo a seguito di chiamate promozionali effettuate dalla sua rete di vendita, attraverso numerazioni censite e iscritte al Roc. Vodafone dovrà anche irrobustire le misure di sicurezza al fine di impedire accessi abusivi ai database dei clienti e fornire pieno riscontro alle richieste di esercizio dei diritti formulate da alcuni utenti.

Nelle motivazioni che hanno condotto il Garante a comminare la sanzione milionaria, l’Autorità ha rilevato come le condotte illustrate in materia di telemarketing rappresentano la riprova e la conferma dell’allarmante contesto in cui deve inquadrarsi il fenomeno dei contatti illeciti e delle chiamate indesiderate con finalità promozionali. Un fenomeno che il Garante definisce di allarme sociale tanto da aver indotto l’Autorità, nell’aprile 2019, ad inviare una informativa generale alla Procura della Repubblica volta ad evidenziare le ricadute penali delle attività di telemarketing poste in essere in violazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

Il risultato di una tale situazione – ha concluso il Garante - è che le segnalazioni e i reclami aumentano esponenzialmente all’aumentare della consapevolezza, da parte di coloro che effettuano i contatti promozionali con tali modalità, di una sostanziale impunità. Impunità che ha visto, parallelamente al telemarketing selvaggio, aumentare in Italia anche le chiamate effettuate con intenti fraudolenti, a riprova che un approccio non incisivo per la risoluzione del complessivo problema può determinare il consolidamento di pratiche non soltanto invasive e dannose per gli utenti, ma anche idonee a alimentare ulteriori sacche di illegalità.”