martedì 23 febbraio 2021

Trattamento di dati relativi alla vaccinazione anti Covid-19 nel contesto lavorativo: le FAQ del Garante

Il Garante per la protezione dei dati ha aggiornato le FAQ pubblicate sul proprio sito, rispondendo ad alcuni quesiti sul trattamento da parte del datore di lavoro dei dati relativi alla vaccinazione anti Covid – 19 dei propri dipendenti.

Le FAQ si inseriscono in un acceso dibattito dottrinale su quali siano i poteri / doveri del datore di lavoro rispetto ai propri dipendenti e conferiscono un ruolo cardine al medico competente, unico soggetto abilitato a trattare, in via diretta, i dati particolari relativi alle vaccinazioni anti – Covid 19.

L’intento – ha precisato l’Autorità - è quello di fornire indicazioni utili ad imprese, enti e amministrazioni pubbliche affinché possano applicare correttamente la disciplina sulla protezione dei dati personali nel contesto emergenziale, anche al fine di prevenire possibili trattamenti illeciti di dati personali e di evitare inutili costi di gestione o possibili effetti discriminatori.

Il datore di lavoro può chiedere conferma ai propri dipendenti dell’avvenuta vaccinazione?

NO. Per il Garante il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale, né di presentare documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione anti Covid-19. Il trattamento di tali dati, infatti, non troverebbe fondamento né nella disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, né nelle disposizioni sull’emergenza sanitaria.

Neppure il consenso espresso del dipendente potrebbe costituire una condizione di liceità del trattamento dei dati dei soggetti vaccinati.

Il datore di lavoro può chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati?

NO. L’Autorità ha specificato che il medico competente non può comunicare al datore di lavoro i nominativi dei dipendenti vaccinati.  Solo il medico competente può infatti trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione, nell’ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell’idoneità alla mansione specifica.

Ciò che il datore di lavoro potrà acquisire, in base al quadro normativo vigente, sono i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica e le eventuali prescrizioni e/o limitazioni in essi riportati.

La vaccinazione anti covid-19 dei dipendenti può essere richiesta come condizione per l’accesso ai luoghi di lavoro e per lo svolgimento di determinate mansioni (ad es. in ambito sanitario)?

NO. Secondo il Garante solo un intervento legislativo, che ad oggi manca, potrà porre la vaccinazione anti Covid-19 come requisito per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni. Attualmente, in caso di esposizione diretta ad "agenti biologici" durante il lavoro restano applicabili, a tutela dei lavoratori e dei pazienti, le “misure speciali di protezione” previste per tali ambienti dal T.U. sulla Sicurezza (art. 279 nell’ambito del Titolo X del d.lgs. n. 81/2008).

In tale quadro – ha proseguito il Garante - solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie anche in merito all’efficacia e all’affidabilità medico-scientifica del vaccino, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti e, se del caso, tenerne conto in sede di valutazione dell’idoneità alla mansione specifica.

Il datore di lavoro dovrà invece limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore (art. 279, 41 e 42 del d.lgs. n.81/2008).